La missione dell’AEREC a New Delhi

L’India da oggi è più vicina:
l’internazionalizzazione è una realtà

Il 2 luglio 2004, la Commissione Affari Internazionali promosse, nella prestigiosa cornice della Sala Convegni della Camera dei Deputati, una Conferenza sulle Opportunità economiche ed imprenditoriali in India cui presero parte l’Ambasciatore dell’India in Italia, S.E. Himachal Som, il Vice Ambasciatore dell’India in Italia, Ministro Gurjit Singh, oltre ad alcuni imprenditori italiani chiamati a portare la loro testimonianza sulla loro esperienza nel Paese asiatico. Patrocinata dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero delle Attività Produttive, la Conferenza si concluse con l’annuncio che presto l’AEREC avrebbe organizzato una missione in India, per verificare direttamente quanto fu esposto nella conferenza e per aprire la strada a quanti, tra gli Accademici, fossero interessati a cogliere le straordinarie opportunità offerte dal Paese.
Poco più di un anno dopo la Conferenza, a metà novembre 2005, il Presidente Ernesto Carpintieri e la Vice Presidente Carmen Seidel si sono recati in India, su invito ufficiale, per partecipare ad alcuni incontri, per intervenire al “Third Commonwealth-India Small Business Competitiveness Development Programme” (vedi box) e per stringere contatti utili alla Commissione Affari Internazionali dell’Accademia. Quello che segue, è il diario di viaggio della Vice Presidente Carmen Seidel che ha scrupolosamente preso nota dei vari appuntamenti ed incontri per il nostro giornale.

Domenica, 20 novembre

Siamo giunti a New Delhi nella serata di ieri. Alle 10.30 viene a darci il benvenuto in albergo il rappresentante di uno dei più grandi studi legali della capitale, il J. Sagar Associates. Ci scambiamo le credenziali ed iniziamo ad esporgli il profilo del nostro lavoro.
Più tardi, veniamo invitati a presentarci reciprocamente con gli altri relatori del “Third Commonwealth-India Small Business Competitiveness Development Programme che si svolgerà attraverso cinque giornate e in diverse sezioni. Sediamo allo stesso tavolo di lavoro, al 20esimo piano di un albergo con una vista mozzafiato su New Delhi, insieme agli esponenti di tanti governi del Commonwealth, come l’Australia, il Sud Africa, la Gran Bretagna, il Canada, il Pakistan, l’Uganda, lo Sri Lanka e la Nuova Zelanda, solo per citare i paesi più grandi. Con loro ci sono anche esponenti della Banca Mondiale, della Canadian Bank e di altri organismi.
Nei giorni seguenti avremo diverse occasioni per intraprendere contatti personali con alcuni di questi personaggi, scambiare esperienze ed opinioni, e valutare la possibilità di collaborazione.
Dopo un piccolo lunch a buffet, non avendo altri appuntamenti nel primo pomeriggio ed essendo domenica, decidiamo di fare un piccolo tour per la città. Il quartiere storico è affollatissimo ed il nostro autista ha notevoli difficoltà ad avanzare nel traffico, congestionato dalla presenza di tante bancarelle e venditori ambulanti. L’impressione è che ci siano milioni di persone per le strade. Ammiriamo le opere d’arte, i minuetti e palazzi antichi dall’interno dell’automobile finché non scendiamo per fare una breve passeggiata intorno al Forte del Water Gate e all’India Gate per vedere il palazzo presidenziale ed i palazzi del governo.

Alle 18 ha inizio la cerimonia ufficiale di inaugurazione della sessione Commonwealth-NSIC presso una sala del nostro albergo. Oltre al Presidente e Direttore Generale della NSIC, che avevamo conosciuto nel corso della mattinata, erano presenti il Presidente della “Export-Import Bank of India”, esponenti del Commonwealth Secretariat, il Segretario ed il Ministro dell’Unione per le Piccole Industrie e le Industrie Agro-rurali dell’India, On. Mahabir Prasad, oltre ai partecipanti delle varie sessioni. Il Ministro, in particolare, ha osservato che il punto chiave del programma della conferenza è la condivisione delle esperienze nella competizione accresciuta. “Per ottenere questo obiettivo” – ha affermato tra l’altro – “è necessario stabilire una cooperazione tra le piccole, le medie e le grandi imprese. Le piccole e medie imprese hanno un ruolo vitale nella crescita accelerata delle economie dei paesi in via di sviluppo. La competenza tecnica deve essere migliorata per migliorare la qualità e la produttività, ma bisogna anche riconoscere i bisogni delle PMI per formulare le politiche e soddisfare le aspirazioni. Il mio Ministero rappresenta un agenzia nodale in India per lo sviluppo delle PMI. Attualmente esistono quasi 11,8 milioni di piccole imprese nel settore organizzato e non, che producono più di 8000 prodotti che vanno dai beni tradizionali ai prodotti hi-tech e ai pezzi di ricambio che serviranno nei vari settori. Questo settore registra circa il 39% del valore aggiunto nel settore manifatturiero e contribuisce per quasi il 35% alle esportazioni nazionali. Sono impiegati direttamente 28.2 milioni di persone. Le piccole imprese indiane sono presenti in quasi tutti i settori dell’economia come la trasformazione in agricoltura, l’ingegneria, l’industria manufatturiera, il pellame e i  prodotti in pelle, la ceramica e l’informatica.”
Dopo aver assistito alla firma di un protocollo d’intesa tra NSIC e la PIFS FIJI, Exim Bank-SME Bank of Sri Lanka, siamo ospiti di una cena ricca di gustosissime pietanze locali ma anche di cucina internazionale (c’è persino la pasta italiana!), durante la quale approfondiamo la conoscenza di alcuni personaggi.

Lunedì, 21 novembre
Alle ore 9.30 ha inizio la sessione “Piccole Imprese e Sviluppo Economico; una prospettiva globale”, quella che ci riguarda direttamente. Dopo l’introduzione del Segretario del Ministero per le piccole industrie ed industrie agro-rurali del governo indiano e di un esponente del Ministerodell’Industria del governo del Bahrain e le esperienze esposte dairelatori australiani, neozeolandesi e delle Mauritius, arriva il momento in cui il nostro Presidente Carpintieri deve esporre le esperienze delle piccole e medie impreseitaliane nel mondo. Il suo intervento suscita grande interesse anche se penalizzato, nei tempi, dalla traduzione dall’italianoin inglese. Il pubblico resta molto colpito dalla fine dell’intervento, sottolineando con un applauso lungo e convinto le parole conclusive del Presidente Carpintieri: “Scendendo dall’aereo, ho visto un manifesto che diceva ‘Incredible India’, mentre io sono convinto che l’India sia ‘Credible’!”

Nel pomeriggio siamo al “quartier generale” della NSIC dove sono stati fissati alcuni appuntamenti individuali e personalizzati tra imprenditori indiani attivi in vari settori e noi, in rappresentanza delle aziende e degli operatori italiani.
Dobbiamo ammettere che la NSIC ha fatto un gran lavoro, individuando le controparti indiane con molta cura, scegliendoli sulla base dei profili aziendali che noi abbiamo inviato nella fase di preparazione della missione.

Martedì, 22 novembre
Questa mattina andremo a visitare la “India International Trade Fair” e la “Techmart”. La puntuale e costante assistenza dei collaboratori della NSIC ci consente di evitare la lunghissima fila all’ingresso, dovuta alle rigorose misure di sicurezza. Veniamo invece condotti in una sala riservata ai diplomatici, dove resteremo in attesa di una navetta che ci condurrà direttamente nel luogo delle esposizioni. Quando arriviamo nel padiglione Techmart, la fiera organizzata direttamente dalla NSIC per presentare i prodotti e servizi dei loro associati, il Direttore Generale in persona ci sta aspettando con un grande mazzo di fiori tra le mani. Siamo davvero molto colpiti e compiaciuti dall’estrema gentilezza con la quale veniamo accolti e trattati ovunque: in questa circostanza, il Direttore Generale tiene ad accompagnarci personalmente tra gli stand e a presentarci le aziende, offrendoci infine il pranzo nei suoi uffici. Nel frattempo, abbiamo il tempo di dare una rapida occhiata alla fiera internazionale che si presenta come una città, composta di migliaia di stand che rappresentano centinaia di settori. Comprendiamo che, in una prossima occasione, dovremmo contemplare almeno un paio di giorni solo per visitare la grande esposizione

Per il pomeriggio, abbiamo in agenda alcuni appuntamenti per approfondire i rapporti instaurati negli ultimi due giorni.
Di grande importanza per noi è l’incontro alla J. Sagar Associates che come ho già scritto è uno dei più famosi studi legali della capitale indiana, annoverando tra i propri clienti aziende del calibro di Pepsi, Reebok, Gillette, Perfetti, Piaggio, Philip Morris, Kraft, Deutsche Bank, World Bank, Tata oltre a tante altre multinazionali ed importanti aziende indiane.
Fin dal lavoro preliminare alla missione, la J. Sagar Associates si è messa a nostra disposizione per darci tutte le informazioni necessarie alle condizioni legali per le operazioni commerciali ed imprenditoriali da effettuare in India, sul loro avviamento, sulle pratiche fiscali ecc. e anche per trovare e segnalare eventuali partners dei nostri Accademici.
La missione principale della J. Sagar Associates è di accompagnare l’impresa che vuole affacciarsi sul mercato indiano dalle primissime fasi, a partire cioè dalla ricerca di mercato allo studio di fattibilità, dalla ricerca di partner locali competenti e seri al reperimento di stabilimenti e uffici, dalla stesura di atti e contratti all’autorizzazione e registrazione delle aziende e l’eventuale ricerca di finanziamento, per poi garantire l’assistenza completa durante l’avviamento e la gestione quotidiana, come anche ovviamente l’assistenza legale in caso di controversie.
Gli avvocati della J. Sagar Associates ci informano, tra l’altro, che il governo indiano prevede diversi incentivi speciali e fiscali per l’investitore straniero. Giusto per fare qualche esempio: chi investe nel settore telecomunicazioni o minerario, ha diritto ad un’esenzione fiscale per i primi 5 anni; per la produzione e distribuzione di energia elettrica o il settore stradale e autostradale, l’esenzione copre addirittura i primi 10 anni. Sono previste, inoltre, esenzioni totali per le spese per impianti antinquinamento e macchinari ecologici.
Per incoraggiare le esportazioni, invece, il governo offre particolari incentivi a chi promuove in India la produzione di beni destinati all’estero offrendo delle aree preferenziali attrezzate e la semplificazione di aspetti burocratici, come anche prezzi agevolati per le materie prime locali. In questi casi l’investimento straniero può arrivare anche al 100%.
Nel settore dell’elettronica esistono addirittura dei siti che hanno lo status di zone franche.

Ci viene confermato che attualmente in India ci sono possibilità di investimento in moltissimi settori, ma per conquistare il mercato locale è necessario che l’investitore abbia le idee chiare. Sapere, ad esempio, se egli abbia intenzione di aprire impianti per la produzione di beni destinati all’esportazione, avvalendosi del basso costo manovale e approfittando delle agevolazioni fiscali e delle zone franche, o se piuttosto voglia mettere a disposizione il suo know-how (per esempio nel campo dell’ingegneria) alle imprese indiane. In quest’ultimo caso, per il professionista è opportuno aprire uno studio di rappresentanza.
Apprendiamo che il prodotto italiano gode di un mercato crescente in India. Nonostante la tassa di importazione altissima, sia i vini che i prodotti come la pasta e quelli agro-alimentari sono sempre più apprezzati dal ceto medio alto. E attualmente sono stimati in India circa 100 milioni di consumatori concentrati in 4 grandi metropoli!
Veniamo informati che alla base di ogni collaborazione, è opportuno che ci sia un accordo scritto e firmato tra l’imprenditore straniero e quello indiano che scongiuri qualsiasi diatriba legale. Non sono rari, infatti, i casi in cui siano stati avviati rapporti di collaborazione con successo, poi naufragati a causa di incomprensioni e disattese degli impegni assunti solo verbalmente. È pressoché necessario, infine, conoscere bene le leggi locali per non inciampare in difficoltà non previste, come ad esempio i casi in cui la legge non prevede la possibilità di rimpatriare gli utili o gli investimenti dell’investitore straniero.

Mercoledì, 23 novembre
La giornata è dedicata agli incontri istituzionali.
Il primo appuntamento è con il Direttore dell’Istituto per il Commercio con l’Estero, il Dott. Giancarlo Lamio e con il Direttore dell’ufficio economico e commerciale dell’Ambasciata d’Italia, Dr. Raffaele Langella.
Da loro apprendiamo che il mercato in India, dal 1991 in poi, ha subito gradualmente una transizione verso modelli economici più liberali. L’India è oggi un paese perfettamente integrato nel sistema multilaterale degli scambi e offre la garanzia di un sistema politico democratico e stabile nonché di un affidabile quadro giuridico-legale.
L’agricoltura indiana sta adottando, non senza fatica, metodi di produzione più moderni per consentirle di tenere il passo con la più agguerrita concorrenza internazionale e non mancano opportunità di cooperazione con consorzi di produttori ed enti locali. Oggi, l’80% della raccolta agricola in India deperisce prima di giungere al consumatore finale per la mancanza di sistemi di trasformazione e conservazione adeguati e per l’inaffidabilità dei sistemi di trasporto e di distribuzione. In una espressione: per l’inefficienza generale del sistema. Solo il 2% dell’ortofrutta e il 15% della produzione di latte vengono processati, nonostante i settori rappresentino il 6,3 % del PIL, il 13% delle esportazioni e il 6% degli investimenti industriali attirati. Oltre al settore delle macchine agricole, sembrano molto interessanti i settori delle apparecchiature specializzate, delle tecnologie per l’agricoltura biologica, quello dei sistemi di irrigazione e quello della “catena del freddo”. Attualmente sono allo studio di alcuni gruppi industriali indiani, dei progetti finalizzati alla costruzione di centri commerciali con offerta di servizi bancari, vendita di sementi, di macchinari e la promozione di corsi di formazione.
La gioielleria e l’oreficeria indiane nonché l’industria conciaria vantano un’antica tradizione e dispongono di manodopera adeguatamente qualificata. La creazione di “zone economiche speciali” rendono possibile ipotizzare forme di collaborazione tra aziende italiane ed indiane del settore.
La chimica farmaceutica in India è cresciuta enormemente. Essa è competitiva nella produzione di farmaci generici ed il governo sta sviluppando capacità di ricerca e sviluppo di nuove molecole. La cooperazione con l’industria italiana potrebbe rappresentare una ulteriore opportunità di cooperazione.
Per quanto concerne le infrastrutture, il governo si è impegnato negli ultimi anni nell’adeguamento delle vie di comunicazione interne e con l’estero. Nel settore sono previsti ingenti investimenti, che comprendono tra l’altro il finanziamento del “Ponte di Mumbai” (880 milioni di dollari).

I principali porti dell’India sono attualmente in piena conversione al traffico “container” con un significativo coinvolgimento dei privati. Nei prossimi anni sono previsti massicci investimenti anche nel settore della produzione e distribuzione di energia elettrica. Nel settore elettrico, tra l’altro, sarebbe molto gradita la competenza tecnica italiana che allo stato attuale non è ancora disponibile sul mercato indiano.
Va detto, quindi, che le più importanti banche italiane sono presenti con uffici di rappresentanza ma non con sportelli operativi e che vanno considerate, sul piano operativo, alcune problematiche come la burocrazia estremamente lenta ed un quadro normativo mutevole.
Particolare attenzione va riservata alla impostazione del progetto. Al riguardo, ci è stato fornito un esempio significativo: la Coca Cola, leader del mercato mondiale delle bevande gassate, alcuni anni fa ha tentato di conquistare il mercato indiano. Per l’avviamento ha incaricato un manager americano che però, non conoscendo il mercato e la mentalità locali, non è riuscito ad inserire il prodotto. La Pepsi, invece, ha assunto un manager indiano che in pochissimo tempo ha imposto il prodotto sul mercato che oggi è reperibile anche nei villaggi più decentrati. Lo stesso vale per la Perfetti, produttore di caramelle e gomme da masticare, che fin dall’inizio ha scelto la distribuzione capillare in tutto il paese e i quali prodotti si trovano oggi anche sulle bancarelle, a riprova della posizione numero uno acquisita nel mercato indiano.

L’India è un paese con numerose opportunità e con una popolazione con un potenziale potere di acquisto in grande crescita. Una situazione positiva che però non deve fare illudere. Le statistiche, infatti, hanno dimostrato che bisogna investire e lavorare per un minimo di 5 anni per vedere risultati concreti ed ottenere un significativo ritorno economico. Questo per dire che le aziende italiane già compromesse e con uncapitale modesto a disposizione che pensano di venire in India e risollevare le sorti della propria impresa hanno poche probabilità di riuscita. Bisogna investire, lavorare sodo, aggiornarsi continuamente, essere pronti ad affrontare sorprese ed imprevisti e non perdere il coraggio al primo ostacolo. È inoltre indispensabile individuare con molta cura il proprio partner locale.

A pranzo siamo ospiti del Dott. Juneja, Presidente della Globalservice, presso un circolo molto rinomato della capitale. La Globalservice è un pool di consulenti che opera da anni nel campo dell’internazionalizzazione. In particolare promuove investimenti, joint ventures e cooperazione internazionale, incoraggia la costituzione di imprese e la competitività delle industrie, assiste la modernizzazione e il miglioramento tecnologico delle industrie, promuove training e aggiornamenti degli operatori tecnici per aumentare la produttività e la qualità dei prodotti e servizi, promuove lo scambio di esperienze e know how a livello internazionale, elabora strategie di ristrutturazione, miglioramento aziendale e piani di azione, supporta lo sviluppo di infrastrutture, organizza seminari, fiere e workshops. Inoltre, offre ai governi dei paesi in via di sviluppo assistenza di esperti nel campo dell’economia, analisi politica, institutional capacity building, promozione di investimenti, acquisizione e transfer di know-how, combatte la disoccupazione.
L’AEREC era già in contatto in forma epistolare con la Globalservice da alcuni mesi e in questa occasione eravamo molto ansiosi di approfondire gli argomenti che più ci premevano. Crediamo di aver trovato nella persona del Dr. Juneja un alleato e referente locale perfetto. Lo abbiamo incontrato nuovamente due mesi dopo a Roma, dove è stato invitato ad intervenire ad una serie di conferenze internazionali. In questa occasione ci ha presentato anche la Sig.ra Shashi Singh, consulente economico e specialista in bandi, nonché presidente del consorzio delle donne imprenditrici dell’India. Con lei stiamo ora presentando un progetto da presentare alla Commissione Europea rispondendo al bando Asia-Invest.
Nel pomeriggio veniamo ricevuti da S.E. Antonio Armellini, l’Ambasciatore d’Italia in India insieme al direttore del settore commerciale, Dr. Raffaele Langella, che avevamo già incontrato la mattina all’Ice. L’Ambasciatore ha dimostrato apprezzamento ed interesse per il nostro impegno nel campo dell’internazionalizzazione delle imprese. Le sue considerazioni coincidono con quanto avevamo già appreso nel corso della mattina nell’incontro con il Dott. Lamio e con il Dott. Langella. Prima di lasciarci, egli ci garantisce la Sua completa disponibilità ad assisterci in futuro per la realizzazione dei nostri progetti e per ogni eventuale necessità diplomatica e burocratica.

Si conclude così la nostra missione in India che ha visto, in soli quattro giorni, affrontare un’agenda affollata di incontri che ci hanno consentito di farci una idea chiara ed esauriente del mercato indiano e delle sue opportunità, oltre ad aver stabilito numerosi e preziosi contatti locali ed internazionali.
Il bilancio del viaggio è quantomai positivo e ci rende ottimisti rispetto alla prospettiva di poter sviluppare, con gli Accademici interessati, progetti economici e commerciali in questo meraviglioso paese che è l’India. A questo proposito, ci aspettiamo di essere contattati per gli opportuni approfondimenti.
Per concludere, non possiamo dimenticare di ringraziare il nostro amico Gurjit Singh, già Vice Ambasciatore d’India in Italia, ora Ambasciatore d’India in Etiopia, che molti Accademici hanno avuto occasione di conoscere, poiché ospite di alcune nostre iniziative. Pur alle prese con un nuovo incarico, Singh ha voluto tenere fede all’impegno preso con noi, fissandoci appuntamenti ed occupandosi della nostra accoglienza, prima e durante la nostra permanenza a New Delhi.

Carmen Seidel

NSIC National Small Industries Corporation

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