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Lo scenario produttivo di un
Paese sempre più emergente. Le grandi possibilità
che questo è in grado di offrire, in termini di investimenti, a
fronte del profilo politico ed economico che sta assumendo sulla
scena regionale ed internazionale. Sono questi i temi che l’Accademia
Europea per le Relazioni Economiche e Culturali ha voluto
sviluppare, promuovendo, attraverso la sua Commissione Affari
Internazionali, la Conferenza sulle Opportunità
Economiche ed Imprenditoriali in India che si è svolta nella
prestigiosa cornice della Sala delle Conferenze di Palazzo
Marini, Camera dei Deputati il 2 luglio 2004.
Patrocinata dal Ministero degli Affari Esteri e dal
Ministero delle Attività Produttive, la Conferenza ha visto
una nutrita e attenta partecipazione, soprattutto di Accademici
interessati all’opera di mediazione che l’Accademia sta
promuovendo tra i suoi membri e le realtà produttive
internazionali. E come per i precedenti appuntamenti promossi
dall’AEREC, anche la Conferenza sull’India ha visto
alternarsi, al microfono, rappresentanti delle istituzioni ed
imprenditori di rilievo venuti a portare la loro testimonianza
di operatori da tempo presenti sui mercati internazionali, con
importanti benefici per le loro attività. Ma soprattutto la
Conferenza ha potuto contare sulla prestigiosa presenza dell’Ambasciatore
dell’India in Italia, S.E. Himachal Som, il cui
intervento ha rappresentato il ‘clou’ dell’iniziativa.
Ad
introdurre i lavori, come di consueto, l’Arch. Vincenzo
Valenti, Vice Presidente Ispri e membro del Comitato
Direttivo dell’AEREC e della Commissione Affari Internazionali.
L’Arch. Valenti ha iniziato il suo primo intervento ricordando
il lavoro svolto dall’AEREC in materia di cooperazione economica
e culturale e di come l’Accademia si stia impegnando a far
conoscere ai propri membri le varie realtà produttive, favorendo
così l’internazionalizzazione delle loro attività.
“Finora abbiamo rivolto attenzione ai Paesi dell’area
mediterranea e al Medio Oriente ma stavolta abbiamo scelto
l’India perché decisamente alla ribalta nello scenario economico
internazionale, per i dati sulle ultime attività di sviluppo
economico, per il PIL, per il suo tasso di crescita, per i
settori in pieno sviluppo e per i tanti altri aspetti che la
stanno rendendo sempre più competitiva. Ciononostante, va
riconosciuto che l’India, a dispetto di quanto detto, annovera
ancora una modesta presenza di operatori italiani. Noi vorremmo
quindi che oggi questa nostra conferenza, desse un contributo
alla conoscenza del Paese e delle sue potenzialità. Vorrei anche
ricordare che questo paese vanta una importazione per circa
50 miliardi di euro all’anno, per una buona metà manufatti.
Esso infatti offre condizioni estremamente interessanti in
termini di manodopera locale, in alcuni settori davvero molto
qualificata.”
Il Presidente dell’AEREC, Dott. Ernesto Carpintieri, ha
rivolto un sentito ringraziamento al Presidente della Camera
On. Pierferdinando Casini per aver concesso la bellissima
Sala di Palazzo Marini passando poi a riassumere i postulati
programmatici dell’Accademia e della Commissione Affari
Internazionali, ricordando i precedenti appuntamenti promossi da
quest’ultima e accennando infine all’attività umanitaria. Egli
ha quindi ceduto la parola all’Ambasciatore dell’India per il
suo atteso intervento.
“Nella mia lunga carriera di diplomatico - ha esordito S.E.
Himachal Som - non avevo ancora trovato un Paese come l’Italia,
in Occidente, dove viene manifestato un massiccio
apprezzamento per l’India e per il suo popolo. Ho
riscontrato molte similarità tra il popolo italiano e quello
indiano: sono ambedue popolazioni aperte, trasparenti,
orientate verso il concetto e la nozione di famiglia, di città,
di popolo. Anche storicamente, si possono trovare similitudini :
si tratta, infatti, di due civiltà a loro volta influenzate da
altre grandi civiltà. L’Italia ha avuto il Rinascimento, noi
l’Età d’oro. Però laddove a livello di base, cioè da parte della
popolazione, si può riscontrare grande apprezzamento nei
confronti dell’India, non altrettanto accade a livello di
governo, istituzionale, nonché del mondo imprenditoriale.
Malgrado la fertilità, nelle relazioni direi che il terreno è
rimasto largamente incolto.”
“Il fatto è sorprendente perché se l’Italia è molto avanti in
moltissimi settori dell’economia moderna, l’India non è da meno.
Gli scambi commerciali tra l’Italia e l’India ammontano oggi
a 3 miliardi di dollari, nulla rispetto a ciò che potrebbe
essere, soprattutto se teniamo conto della complementarietà fra
i due paesi. Con un minimo sforzo, infatti, sia da parte del
governo che da parte del mondo imprenditoriale, tale cifra
potrebbe essere ragionevolmente raddoppiata.”
“Perché voi dovreste andare in India? Il mio Paese è molto
grande e conta circa un miliardo di abitanti. Di questo
miliardo, circa 300 milioni di persone sono come me e come voi,
appartengono cioè alla classe media e sono quindi consumatori.
Pensate ad un prodotto banale come il dentifricio, venduto a 50
centesimi a 300 milioni di persone: fate i conti e vedete quale
profitto ne può risultare.”
“L’India cresce ad un tasso medio annuo dell’8% ed anche
oltre. Appena due giorni fa sono state rese note le cifre
relative alla crescita dell’anno scorso, leggermente più lenta
rispetto alla media, ma sempre molto positiva. Sulla base delle
ultime stime della Banca Mondiale, l’India si trova al quarto
posto fra le economie. È un paese politicamente stabile, con
un governo e delle istituzioni positive, attive e che
funzionano. Ha un sistema contabile forte, trasparente ed
affidabile, basato sul modello occidentale. Il primato di uno
Stato di Diritto e di una magistratura indipendente (si pensi
che proprio dalla magistratura un Primo Ministro indiano è stato
spodestato). La stampa e l’informazione in generale, sono libere
e molto attente. La proprietà intellettuale è fortemente
protetta.”
Tornando allo scopo del nostro incontro, voglio ribadire la
nostra volontà di instaurare con l’Italia dei rapporti di
scambi commerciali solidi e relazioni commerciali che
possano essere di beneficio per le parti. In questo mondo
globalizzato, l’esportazione è importante quanto l’importazione.
In una economia integrata, quello che è importante è la crescita
e il benessere dei nostri popoli. Vorrei soltanto citare due
settori, dove ritengo l’Italia possa giocare un ruolo decisivo.
Il settore delle costruzioni, ad esempio, dalle strade ai ponti
e ai porti. Solo negli ultimi tre anni, noi abbiamo varato i
lavori di realizzazione di 14.000 km di autostrade che
nell’insieme collegheranno il nord con
il sud, l’est con l’ovest del paese. L’Italia ha una grande
tradizione in questo settore ed enormi capacità, eppure nessuna
importante società si è fatta avanti. Sono venute società dalla
Cina e dalla Malesia. Voi avete anche grandi capacità di
costruire navi e porti, un ambito nel quale noi siamo indietro
di 50 anni. Mi domando: ma quanti italiani sono venuti in India
a sondare il terreno? Soltanto la Fincantieri e la Finmeccanica
si sono insediati in India per un importante progetto che
certamente porterà un grandissimo profitto e prestigio a queste
due società.”
“Noi dobbiamo fare uno sforzo nel raccordare le piccole e
medie imprese italiane con quelle indiane. La Confindustria
indiana, quindi ma anche la Camera per il Commercio e per
l’Industria, offrono aiuto alle imprese italiane attraverso
cellule finalizzate a dare l’assistenza necessaria sul piano
della lingua, della normativa legale e per garantire le massime
agevolazioni. Aldilà dei rapporti politici, che posso
testimoniare personalmente quanto siano ottimi, io riterrei di
aver fallito la mia missione se non riuscissi a sviluppare un
piano di rapporti commerciali ed economici tra l’Italia e
l’India.”
L’intervento dell’Ambasciatore si è concluso con un appello
agli imprenditori italiani di recarsi in India e verificare
direttamente le straordinarie possibilità del Paese, per dare
quindi la parola al Dott. Mario Palma, Consigliere
d’Ambasciata, Capo dell’Ufficio 1 (Asia Meridionale) del
Ministero degli Affari Esteri per il suo breve ma
significativo s aluto
alla platea.
“Sono qui” ha esordito il Dott. Palma – “non solo per portare il
saluto e l’augurio di successo di questa iniziativa da parte
del Ministro Frattini, ma anche la testimonianza del lavoro
che la nostra direzione Asia, ed in particolare il mio ufficio,
sta conducendo nella piena consapevolezza della crescita di
importanza sia economica che politica, regionale, internazionale
dell’India. L’ambasciatore Som ha dato indicazioni molto
importanti e precise circa la crescita del paese e le grandi
potenzialità che l’India offre, nei vari campi citati, a chi
voglia investire. Mi unisco al suo appello: cerchiamo di non
arrivare troppo tardi!”
Notizie più particolareggiate sull’economia indiana, supportate
da una proiezione visiva di dati e statistiche, sono state
fornite dal Ministro Gurjit Singh, Vice Capo Missione. Il
quale ha così esordito:
“Perché stabilire un rapporto di cooperazione fra l’India e
l’Italia? È la domanda che dovrebbe porsi ogni uomo
d’affari, ogni operatore economico. Il punto nodale è: potete
voi avvalervi di questa cooperazione per poter sfruttare al
massimo la vostra redditività e apportare benefici alla vostra
attività?”
“Cominciamo subito con l’evidenziare un problema tra tutti,
quello della protezione dei marchi di fabbrica e dei brevetti.
So che dal punto di vista della tecnologia, in Italia, vi sono
alcuni problemi in questo settore. In India, però, noi non li
abbiamo perché siamo dotati di un sistema normativo che protegge
fortemente la creatività e l’innovazione. Vi è poi il privilegio
delle zone economiche speciali (“special economic zones”) per le
quali vi rimando all’opuscolo verde che vi è stato distribuito
all’ingresso. Ciò che è più importante, però, sono i dati
economici relativi al commercio che uno studio settoriale
fornito da una agenzia specializzata colloca l’India al secondo
posto a livello mondiale. “
“Sulla base degli studi fatti, il prodotto interno lordo pro
capite in India ammonta a 4000 dollari. Come vi è stato già
accennato, stiamo parlando di un mercato di oltre 300 milioni di
consumatori. La crescita dell’economia è sostenuta in gran parte
dalla spesa della classe media. Come potete vedere dalle cifre
esposte, il tasso di crescita nel consumo dei vari prodotti non
solo è alto, ma si mantiene stabile.”
“La tendenza italiana a commercializzare prodotti di marca non
può che essere compatibile con la crescita dei consumi. Lo hanno
ben capito, ad esempio, Murano e Bulgari, che recentemente hanno
inaugurato delle vetrine nel nostro Paese.”
“Un dato interessante è che l’anno scorso, l’esportazione
dall’India verso l’Italia, è cresciuta del 6% come dall’Italia
all’India. Noi siamo un importante partner economico per
l’Italia. Per quanto riguarda gli investimenti esteri diretti,
negli ultimi anni c’è stato un aumento del 2%. Vedete in questa
diapositiva l’elenco dei prodotti principali che l’India esporta
verso l’Italia. Quello che voglio evidenziare è la crescita di
alcuni settori, come il tessile e l’abbigliamento; un settore
strategico è quello delle pelli e dei relativi prodotti: l’anno
scorso, un capo su 4 di abbigliamento in pelle venduto in Italia
proveniva dall’India. Un altro settore di mercato in crescita in
India è quello del granito e pietre, delle gemme e dei gioielli.
L’Italia aveva sviluppato importanti rapporti commerciali con
l’America Latina e gli Stati Uniti in tali settori ma dalle
informazioni in mio possesso, so che il giro d’affari del
settore si sta notevolmente riducendo. Produrre in India, a
costi certamente più bassi, potrebbe essere di grande vantaggio
per i produttori italiani, perché potrebbe permettergli di
mantenere ed incrementare le posizioni conquistate in passato.
Qualcosa si sta muovendo per i settori citati: abbiamo firmato
accordi con i produttori di Arezzo per quanto concerne la
produzione di gemme e gioielli e con Santa Croce per la
produzione di pelle e articoli in pelle.”
“La settimana scorsa ero a Riva Del Garda, per la Mostra-Mercato
delle scarpe, e c’erano ben 70 produttori di scarpe indiani;
avrei voluto incontrarne qualcuno, ma erano troppo occupati a
fare affari! Sappiate che questi produttori utilizzano macchine
italiane e design italiano, e quindi hanno con il mercato
italiano un rapporto continuo.”
“Passiamo ora ad occuparci del settore dei trasporti, che vede
la presenza in India della Fiat Trattori Iveco; grazie anche a
tale presenza si è sviluppata in India la produzione di
componentistica per auto, un settore che può essere certamente
di grande interesse per gli operatori italiani. Un altro
potenziale di cooperazione fra i nostri due paesi è nel settore
della tecnologia dell’informazione. L’India, e lo sapete
certamente tutti, è una super potenza in materia di produzione
di software, basti pensare che nelle elezioni presidenziali
americane è stata utilizzata la tecnologia indiana. Viceversa,
in Italia la crescita di tale settore è stata molto modesta. Noi
abbiamo in programma, per la fine di quest’anno, di portare in
Italia un team di specialisti indiani di software per poter
interagire con le vostre aziende del settore spiegando agli
esperti come avvalersi del modello indiano.”
“Per concludere, vorrei ricordare che la nostra Ambasciata è
dotata di un sito web, in due lingue e che nella sezione
commerciale sono disponibili informazioni in italiano. Ricordo
anche che per gli operatori economici, abbiamo promosso
l’istituzione di un “business visa”, cioè un visto per gli
affari, della durata di un anno che dà diritto anche ad
acquisire tutta la documentazione necessaria per poter operare
sul mercato indiano.”
Il Ministro Gurjit Singh ha quindi concluso il suo intervento
rinviando al materiale distribuito al Convegno ogni ulteriore
informazione sulle aree di collaborazione tra India e Italia.
L’Arch. Valenti ha quindi dato la parola al Dott. Sergio Rodda,
Vice Presidente Confapi e Presidente API, Torino.
“Parlare ad un piccolo o medio imprenditore italiano dell’India
e delle opportunità che questo paese offre, era molto inusuale
fino a qualche anno fa, era fuori da qualsiasi considerazione
positiva. Non dimentichiamo, infatti, che i piccoli e medi
imprenditori italiani hanno prima di tutto cercato di
avvicinarsi ai paesi europei e successivamente ai paesi
dell’America Latina, sia per le affinità di ordine culturale che
per la forte presenza di immigrati italiani in questi paesi. In
seguito, i processi di globalizzazione dei mercati, hanno spinto
le aziende ad un rapido processo di internazionalizzazione, e
quindi a guardare ai mercati emergenti più interessanti. Non vi
è dubbio che l’India sia attualmente la seconda economia
mondiale in termine di tasso di crescita del Pil. Grazie alle
riforme che sono state avviate nel 1991, la sua crescita è stata
accelerata al punto che nel 2003 ha fatto registrare un +8,4%
nel settore manifatturiero. Dopo che le recenti elezioni hanno
visto la conferma del Partito del Congresso alla guida del
Paese, tutto lascia presupporre che ci sarà una continuità di
programmi delle riforme economiche, tese a fare dell’India una
delle potenze economiche globali. Ciononostante, l’interscambio
commerciale con l’Italia è a livelli molto bassi, come hanno
sottolineato sia l’Ambasciatore che il Ministro Singh. Mi sembra
che siamo attualmente al 17° posto fra i fornitori dell’economia
indiana e al 5° su base europea. È chiaro che si possa e si
debba fare molto di più anche perché, come abbiamo visto, il
tenore di vita della popolazione indiana sta rapidamente salendo
e questo significa che presto ci sarà un grande mercato per i
prodotti del Made in Italy. La Sace ha classificato questo paese
nella categoria A, ciò che vuol dire che investire in India può
essere molto vantaggioso, sia per il costo del lavoro (pare che
sia inferiore del 15% a quello cinese) e sia per la possibilità
di utilizzare delle risorse umane veramente capaci. Inoltre, la
lingua nel mondo del lavoro è l’inglese, e questo ci consente
facilmente di interloquire con imprenditori ed operatori. Non
dimentichiamo, poi, che la struttura legislativa e quella
amministrativa sono molto simili a quelle anglosassoni, e
conseguentemente per noi comprensibili. Per ultimo, voglio
segnalare l’importanza della posizione geografica dell’India che
trovandosi nel cuore dell’Asia ci può consentire di incrementare
il nostro volume d’affari in tutto l’Estremo Oriente.”
“Vorrei ora portare un esperienza personale che è quella per la
quale mi hanno invitato a questa conferenza. Da qualche anno ho
rapporti commerciali con l’India e voglio innanzitutto segnalare
che la differenza di cultura, di abitudini, di tradizioni, non
ha rappresentato assolutamente un ostacolo nell’istaurare ottimi
rapporti con i colleghi imprenditori indiani. Ho trovato una
classe imprenditoriale seria, preparata, molto motivata, aperta
ad ogni forma di collaborazione e naturalmente disponibile ad
acquisire tecnologie e conoscenze. È stato possibile concludere
accordi nel rispetto reciproco delle regole che non sono mai
state disattese da parte indiana. Voglio citare alcuni casi
specifici; ho potuto vincere, come impresa italiana, un grosso
appalto con un gruppo imprenditoriale filippino per la
costruzione di containers battendo la concorrenza giapponese
attraverso un accordo commerciale concluso con un’impresa di
Bombay, una grossa carpenteria metallica, molto capace e molto
preparata, alla quale ho commissionato 500 containers che sono
poi andati a questa impresa filippina. Nel successo
dell’operazione, quindi, una parte rilevante l’ha avuta la
competitività propria dell’azienda indiana. Ho poi stretto un
accordo con un azienda nel settore del cuoio: i prodotti che ho
fatto realizzare e che ho poi riportati in Italia non sono stati
copiati per il mercato locale (chi ha esperienza con altri
mercati, tipo quello cinese, sa cosa voglio dire) e questo a
testimonianza della serietà degli imprenditori indiani.”
“Naturalmente per arrivare a questo tipo di opportunità ho
utilizzato tutti i mezzi che ci vengono messi a disposizione,
sia quelli dell’Ice che quelli dei sistemi camerali, quelli
delle Camere di Commercio e naturalmente i sistemi delle
Associazioni che sono un valido supporto agli imprenditori
perché, ad esempio, hanno organizzato dei workshop che hanno
consentito di avvicinare domanda e offerta.”
“Nel corso del 2004, quindi, abbiamo intensificato la
collaborazione con l’Ambasciata indiana a Roma, organizzando tra
l’altro una serie di incontri bilaterali con una delegazione di
imprenditori dello stato del Marastra. Nel mese di
ottobre, poi,
è prevista un’ulteriore missione di imprenditori indiani che
visiteranno i principali distretti del Made in Italy. Infine
stiamo analizzando la possibilità di organizzare uno spazio
espositivo collettivo per le aziende a noi confederate,
nell’ambito della fiera Agrotec, la più importante fiera indiana
nel settore alimentare e full process.”
“È vero che al momento sono soprattutto le grandi industrie a
fare affari in India ma ci sono delle possibilità veramente
interessanti anche per le nostre piccole e medie imprese. Vi
prego di credere in questo mercato che ci offre delle
grandissime prospettive e che sarà presto uno dei mercati più
affidabili al quale il nostro sistema di imprese potrà
rivolgersi.”
L’intervento successivo è stato quello del Dr. Giancarlo Cennini,
Direttore Generale Faber-Flaminia SpA.
“È un vero piacere essere qui a testimoniare ciò che
l’Ambasciatore ha sostenuto nel suo intervento, cioè che l’India
è una fonte di grandi opportunità per le imprese italiane,
soprattutto per quelle piccole e medie imprese quale appunto la
Faber, di cui sono Direttore Generale.”
“La Faber è una multinazionale ‘tascabile’, anche se è tra le
tre aziende più importanti al mondo nella produzione di cappe
aspiranti per uso domestico. Pensate che è stata colei che ha
inventato nel 1955 la cappa aspirante e nel 1986 la cappa
decorativa. La nostra strategia è volta prettamente alla
internazionalizzazione. Sin dagli anni ‘90 siamo presenti in
molti mercati mondiali, dalla Cina (1996) all’India (1997),
dall’Argentina (1992) alla Turchia (1998) e alla Russia (2002),
dove annoveriamo insediamenti produttivi e investimenti diretti.
Abbiamo inoltre aziende in Svezia, Francia e Spagna e i nostri
marchi sono leader ovunque siamo presenti. Abbiamo 14
stabilimenti nel mondo, produciamo 2 milioni e 700 mila cappe
decorative all’anno, come gruppo, per un fatturato consolidato
di circa 200 milioni di euro.”
“Faber è presente con successo nel mercato indiano dal 1997. Noi
avevamo monitorato il processo di liberalizzazione che c’era
stato a partire dal 1991; la politica economica condotta dal
governo indiano fin da allora, ha condotto ad una
liberalizzazione delle licenze industriali, all’apertura dei
mercati dei capitali, ed ad una possibilità, per le imprese di
vari settori, di investire in India.”
“La direzione di marcia non è mai cambiata, L’attuale Primo
Ministro e il Ministro delle Finanze sono stati i promotori del
processo di liberalizzazione nel ’91 e oggi l’India, così come
la Cina, costituisce l’area di maggior potenziale, con un tasso
di crescita che va dal 8 al 10%. Naturalmente permangono ancora
alcuni elementi negativi, come l’eccesso di burocrazia nelle
concessioni di alcune licenze, autorizzazioni, trasferimenti di
quote ecc..”
“Quello che mi preme è capire perché le imprese italiane,
specialmente le piccole e medie, non investono in India. Noi
consideriamo l’India un paese di grandi opportunità, dove ci
sono delle grandi sfide da risolvere, carenze di infrastrutture,
un agricoltura che attende sviluppo, c’è un sistema bancario che
non funziona benissimo, ma in cui lo stile di vita si sta
occidentalizzando. Ci sono sempre più marchi internazionali che
offrono i propri prodotti, e quindi si sta sempre di più
educando il consumatore a fare delle scelte. Non è più un
mercato di rivenditori, per cui basta essere presenti per
vendere qualcosa ma un mercato nel quale i consumatori
cominciano a confrontare i prodotti. Non basta nemmeno avere più
la connotazione Made in Italy o Made in Usa ecc.. Per poter
vendere bisogna proporre marchi e prodotti di qualità”
“Lo stile di vita sta quindi cambiando ma io mi chiedo se tutte
le aziende italiane stanno facendo gli sforzi giusti per
apprezzare questa evoluzione del consumatore indiano. Io penso
che le imprese italiane stiano esportando in India,
considerandolo ancora un mercato di opportunità a realizzo
immediato e non un mercato a cui guardare al potenziale di
sviluppo. A mio avviso le aziende italiane considerano ancora le
quantità vendibili, esportabili su questo mercato, non ancora
interessanti. Ciò è vero solo in alcuni settori. Noi quando
siamo partiti, il mercato delle cappe, praticamente non
esisteva, era tra le 20 e le 35 mila cappe. Il 95% dei
consumatori non sapeva cosa fossero le cappe, oggi il mercato è
di 120.000 cappe. Siamo progrediti, abbiamo costruito la nostra
immagine, adattando il nostro prodotto alle esigenze del
consumatore.”
“L’atteggiamento dei produttori italiani è troppo scontato. Il
vantaggio di andare in India, in certi settori, è quella di
affermare un marchio, far si che il prodotto sia adeguato al
consumatore e organizzare la struttura. Bisogna che l’azienda
italiana che vada ad operare nel Paese, fornisca dei prodotti di
prima fascia e di fascia media, se vuole avere la possibilità di
espandersi notevolmente. Bisogna che il prodotto sia in parte
personalizzato sulle esigenze del consumatore. Nella nostra
cappa, abbiamo modificato tutto il nostro sistema di filtraggio.
La cucina e gli ambienti indiani, sono diversi da quelli europei
e da quelli americani, così che abbiamo dovuto brevettare alcune
soluzioni tipiche. La società deve essere disposta ad investire,
nelle strutture, negli uomini. Queste sono i miei suggerimenti
per una buona penetrazione sul mercato indiano. Una penetrazione
come quella conquistata dal nostro marchio: oggi una cappa su
due vendute in Indie è Faber, un piano di cottura su tre è di
marchio Faber, una su 4 cucine è di marchio Faber. Abbiamo una
rete di rivenditori al dettaglio che supera i 100 outlets,
abbiamo una rete in franchising di Faber che copre le 20 città
più importanti e contiamo di raggiungere entro il 2010 dai 75 ai
100 milioni di euro di fatturato. Abbiamo avuto successo perché
la strategia Faber è iniziata con la prospettiva di lungo
termine e con la disponibilità della Faber di dare il massimo
supporto al partner indiano.”

L’ultimo imprenditore, in ordine di scaletta, ad intervenire è
stato il Dott. Adriano Doriguzzi, Presidente della
Melian Italia
srl e importatore in Italia delle autovetture del gruppo Tata.
“Naturalmente in India tutti sanno cosa è la
Tata, un gruppo
multinazionale che produce il 2,3% del prodotto interno lordo
con oltre 9 miliardi di dollari di fatturato e 225.000
dipendenti. Fondata nel 1868 da Jamsetji Nusserwanji il gruppo
Tata è oggi composto da 92 società che operano in sette
principali settori, engineering, materiali, energia, chimica,
prodotti di consumo, servizi, comunicazione e sistemi
informatici con in aggiunta il gruppo operazioni internazionali
di supporto a tutti gli altri gruppi. La Tata è inoltre molto
amata e stimata in tutta l’India e questo per le azioni
filantropiche, di assistenza e sostegno non solo ai propri
dipendenti ma in favore dei più disabbienti, per la trasparenza
e l’etica professionale che sono espressamente previste per
statuto. Del gruppo Engineering fa parte la
Tata Motors
International della quale la nostra società è l’importatore in
Italia per tutti i veicoli commerciali leggeri e le
autovetture.”
“Oggi la Tata incomincia ad essere conosciuta in Italia anche al
di fuori degli addetti ai lavori ma quando la Sig.ra Julia
Wilson ed il sottoscritto, soci fondatori della Melian Italia,
nel luglio del 1994, ci siamo recati in India per sottoscrivere
il contratto di distribuzione per l’Italia, non immaginavamo che
era solo l’inizio di una esperienza entusiasmante, che ha visto
crescere non solo i rapporti commerciali, ma anche una amicizia
e stima tra le nostre società e tra tutti i dipendenti e
collaboratori.”
“Nel 1994 non avevamo ancora realizzato quanto Tata fosse
importante in India, mentre in Europa era praticamente
sconosciuta, ci siamo affacciati allora sul nostro difficile
mercato automobilistico con un solo modello di Pick Up diesel
aspirato. In questi anni, 10 anni festeggiati questo anno, nei
due o tre incontri all’anno che regolarmente abbiamo con la Tata
negli uffici di Mumbai e con la Fabbrica a Pune, abbiamo visto
crescere a vista d’occhio l’economia indiana ed anche la
presenza di Tata in Italia grazie all’ampliamento della gamma di
autoveicoli ed al costante miglioramento della qualità. Solo un
esempio: nei primi anni il viaggio in auto da Mumbai a Pune
richiedeva almeno 5 ore lungo i 250 km di tortuosa strada di
montagna, poi sono arrivati gli ottimi collegamenti aerei
Mumbai-Pune e da due anni la
nuova bellissima autostrada a tre
corsie per senso di marcia più le corsie di emergenza; solo tre
ore dal centro di Mumbai a Pune. Abbiamo anche visto i
collegamenti intorno a Mumbai cambiare fisionomia con la
costruzione di tangenziali, sopraelevate, ponti, il tutto con
una accelerazione impressionante, la stessa accelerazione che
caratterizza tutta l’economia dell’India. Anche il parco auto
negli ultimi 5-6 anni è stato stravolto; ai vecchi taxi modello
Fiat 1100 neri/gialli, costruiti per anni in India su licenza
Italiana della Fiat, si stanno sostituendo gli stessi modelli di
auto presenti in Europa ed in Giappone, tutti costruiti in
India, ed i nuovi modelli di auto interamente Indiani, come la
Tata Indica. Il successo della Tata Indica nel mercato domestico
è incredibile: balzata solidamente al primo posto delle vendite
lo mantiene con l’ampliamento della gamma dei modelli e dei
motori disponibili. Ma i rapporti tra la Tata e l’Italia non si
esauriscono alla sola esportazione di autoveicoli, hanno un ben
più vasto contenuto, la Indica è stata infatti disegnata ed
industrializzata in Italia dalla torinese “Studio I.DE.A” così
come le cabine dei prossimi nuovi camion Tata sono opera del
Centro Stile Bertone. Anche alcune parti di componentistica ma
soprattutto macchinari per la produzione e robots sono stati
forniti dall’Italia e noi stessi abbiamo curato alcuni contatti
per la fornitura di prodotti con alto contenuto tecnologico.”
“Dobbiamo capire che la crescita dell’India e dell’interscambio
commerciale con l’Italia non costituisce un pericolo di
concorrenza ai prodotti italiani ma una opportunità per l’Italia
e l’Europa di aumentare la propria presenza sul mercato Indiano,
uno dei più promettenti mercati, e non solo automobilistici, dei
prossimi decenni. I rapporti commerciali tra India ed Italia si
stanno intensificando costantemente in tutti i campi, in campo
automobilistico, quello che meglio conosco, le possibilità per
l’Italia sono di esportare design, tecnologia e progetti ed
importare buoni prodotti a prezzi competitivi. La crescita
dell’India è una ottima opportunità per affermare la tecnologia,
le idee e lo stile italiano su questo mercato costituito da
oltre un miliardo di abitanti con una classe media in continuo
aumento.”
“È la classe media indiana che dà il maggiore impulso alla
crescita, quasi tutte le industrie europee e giapponesi, Fiat
inclusa, sono presenti sul mercato indiano con i modelli più
recenti e validi della loro produzione, questo grazie alla
graduale apertura commerciale decisa dal Governo Indiano nei
confronti dei prodotti e delle imprese estere. E proprio la
concorrenza dall’estero ha spinto la Tata ed altre industrie
indiane, ad un rinnovo completo della gamma di auto e camion,
rivolgendosi anche alle capacità italiane nel campo del design e
della progettazione. Tata è così riuscita a mantenere il primo
posto sul mercato interno e ad esportare nei principali Paesi
Europei.”
“In Italia la Tata è presente con veicoli commerciali leggeri
(Pick Up), con un fuoristrada e con tre modelli della Indica a
cui, a fine anno, si affiancheranno le versioni station wagon
con motori turbo diesel e benzina concepiti in Europa. La
presenza di Tata in Italia data 10 anni così come i rapporti
industriali di Tata con imprese italiane ed europee che hanno
visto un interscambio in continua crescita. Tata è ora un
marchio conosciuto ed apprezzato per la gamma disponibile, per
gli equipaggiamenti dei veicoli tutti dotati di ABS e doppio air
bag di serie con prezzi competitivi. Alla realizzazione di
questo risultato hanno concorso anche gli ottimi rapporti
personali con gli indiani, rapporti che poggiano le basi sulla
millenaria storia dell’ India, da cui è nata anche parte della
nostra civiltà occidentale che nei millenni ha subito il
fascino, l’influenza della filosofia, della storia e della
cultura dell’India. Intendo dire che trattare con gli indiani è
facile dal punto di vista culturale e di approccio al business,
è appagante perché si diventa facilmente amici, è istruttivo
perché si vedono nuovi punti di vista e si imparano nuove
filosofie. L’India è un Paese in piena espansione, la
collaborazione con le imprese italiane rappresenta una
incredibile opportunità reciproca di scambio tecnologico,
commerciale ed umano. Così come il Governo Indiano ha imboccato
la strada delle riforme e dell’apertura al mercato ed agli
investimenti mondiali, l’Europa dovrebbe aprire di più le
proprie frontiere ai prodotti Indiani, cominciando con
l’abolizione dei dazi doganali ed offrendo la propria tecnologia
per uno sviluppo compatibile dell’economia indiana, a vantaggio
di tutti.”
A conclusione del Convegno, sia l’Arch. Valenti che il
Presidente Carpintieri, nel ringraziare tutti gli intervenuti,
hanno sottolineato l’importanza di un’occasione di confronto
come questa sulle opportunità economiche ed imprenditoriali in
India ma hanno espresso anche l’augurio che l’iniziativa abbia
degli effetti sul piano operativo, come auspicato in tutti gli
interventi. |