LE CONFERENZE DELL' A.E.R.E.C.

L’India alla ribalta sullo scenario internazionale,
una preziosa opportunità per l’imprenditoria italiana
Una Conferenza promossa dalla Commissione Affari Internazionali dell’AEREC

Lo scenario produttivo di un Paese sempre più emergente. Le grandi possibilità che questo è in grado di offrire, in termini di investimenti, a fronte del profilo politico ed economico che sta assumendo sulla scena regionale ed internazionale. Sono questi i temi che l’Accademia Europea per le Relazioni Economiche e Culturali ha voluto sviluppare, promuovendo, attraverso la sua Commissione Affari Internazionali, la Conferenza sulle Opportunità Economiche ed Imprenditoriali in India che si è svolta nella prestigiosa cornice della Sala delle Conferenze di Palazzo Marini, Camera dei Deputati il 2 luglio 2004. Patrocinata dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero delle Attività Produttive, la Conferenza ha visto una nutrita e attenta partecipazione, soprattutto di Accademici interessati all’opera di mediazione che l’Accademia sta promuovendo tra i suoi membri e le realtà produttive internazionali. E come per i precedenti appuntamenti promossi dall’AEREC, anche la Conferenza sull’India ha visto alternarsi, al microfono, rappresentanti delle istituzioni ed imprenditori di rilievo venuti a portare la loro testimonianza di operatori da tempo presenti sui mercati internazionali, con importanti benefici per le loro attività. Ma soprattutto la Conferenza ha potuto contare sulla prestigiosa presenza dell’Ambasciatore dell’India in Italia, S.E. Himachal Som, il cui intervento ha rappresentato il ‘clou’ dell’iniziativa.


Ad introdurre i lavori, come di consueto, l’Arch. Vincenzo Valenti, Vice Presidente Ispri e membro del Comitato Direttivo dell’AEREC e della Commissione Affari Internazionali. L’Arch. Valenti ha iniziato il suo primo intervento ricordando il lavoro svolto dall’AEREC in materia di cooperazione economica e culturale e di come l’Accademia si stia impegnando a far conoscere ai propri membri le varie realtà produttive, favorendo così l’internazionalizzazione delle loro attività.
“Finora abbiamo rivolto attenzione ai Paesi dell’area mediterranea e al Medio Oriente ma stavolta abbiamo scelto l’India perché decisamente alla ribalta nello scenario economico internazionale, per i dati sulle ultime attività di sviluppo economico, per il PIL, per il suo tasso di crescita, per i settori in pieno sviluppo e per i tanti altri aspetti che la stanno rendendo sempre più competitiva. Ciononostante, va riconosciuto che l’India, a dispetto di quanto detto, annovera ancora una modesta presenza di operatori italiani. Noi vorremmo quindi che oggi questa nostra conferenza, desse un contributo alla conoscenza del Paese e delle sue potenzialità. Vorrei anche ricordare che questo paese vanta una importazione per circa 50 miliardi di euro all’anno, per una buona metà manufatti. Esso infatti offre condizioni estremamente interessanti in termini di manodopera locale, in alcuni settori davvero molto qualificata.”


Il Presidente dell’AEREC, Dott. Ernesto Carpintieri, ha rivolto un sentito ringraziamento al Presidente della Camera On. Pierferdinando Casini per aver concesso la bellissima Sala di Palazzo Marini passando poi a riassumere i postulati programmatici dell’Accademia e della Commissione Affari Internazionali, ricordando i precedenti appuntamenti promossi da quest’ultima e accennando infine all’attività umanitaria. Egli ha quindi ceduto la parola all’Ambasciatore dell’India per il suo atteso intervento.


“Nella mia lunga carriera di diplomatico - ha esordito S.E. Himachal Som - non avevo ancora trovato un Paese come l’Italia, in Occidente, dove viene manifestato un massiccio apprezzamento per l’India e per il suo popolo. Ho riscontrato molte similarità tra il popolo italiano e quello indiano: sono ambedue popolazioni aperte, trasparenti, orientate verso il concetto e la nozione di famiglia, di città, di popolo. Anche storicamente, si possono trovare similitudini: si tratta, infatti, di due civiltà a loro volta influenzate da altre grandi civiltà. L’Italia ha avuto il Rinascimento, noi l’Età d’oro. Però laddove a livello di base, cioè da parte della popolazione, si può riscontrare grande apprezzamento nei confronti dell’India, non altrettanto accade a livello di governo, istituzionale, nonché del mondo imprenditoriale. Malgrado la fertilità, nelle relazioni direi che il terreno è rimasto largamente incolto.”
“Il fatto è sorprendente perché se l’Italia è molto avanti in moltissimi settori dell’economia moderna, l’India non è da meno. Gli scambi commerciali tra l’Italia e l’India ammontano oggi a 3 miliardi di dollari, nulla rispetto a ciò che potrebbe essere, soprattutto se teniamo conto della complementarietà fra i due paesi. Con un minimo sforzo, infatti, sia da parte del governo che da parte del mondo imprenditoriale, tale cifra potrebbe essere ragionevolmente raddoppiata.”
“Perché voi dovreste andare in India? Il mio Paese è molto grande e conta circa un miliardo di abitanti. Di questo miliardo, circa 300 milioni di persone sono come me e come voi, appartengono cioè alla classe media e sono quindi consumatori. Pensate ad un prodotto banale come il dentifricio, venduto a 50 centesimi a 300 milioni di persone: fate i conti e vedete quale profitto ne può risultare.”
L’India cresce ad un tasso medio annuo dell’8% ed anche oltre. Appena due giorni fa sono state rese note le cifre relative alla crescita dell’anno scorso, leggermente più lenta rispetto alla media, ma sempre molto positiva. Sulla base delle ultime stime della Banca Mondiale, l’India si trova al quarto posto fra le economie. È un paese politicamente stabile, con un governo e delle istituzioni positive, attive e che funzionano. Ha un sistema contabile forte, trasparente ed affidabile, basato sul modello occidentale. Il primato di uno Stato di Diritto e di una magistratura indipendente (si pensi che proprio dalla magistratura un Primo Ministro indiano è stato spodestato). La stampa e l’informazione in generale, sono libere e molto attente. La proprietà intellettuale è fortemente protetta.”
Tornando allo scopo del nostro incontro, voglio ribadire la nostra volontà di instaurare con l’Italia dei rapporti di scambi commerciali solidi e relazioni commerciali che possano essere di beneficio per le parti. In questo mondo globalizzato, l’esportazione è importante quanto l’importazione. In una economia integrata, quello che è importante è la crescita e il benessere dei nostri popoli. Vorrei soltanto citare due settori, dove ritengo l’Italia possa giocare un ruolo decisivo. Il settore delle costruzioni, ad esempio, dalle strade ai ponti e ai porti. Solo negli ultimi tre anni, noi abbiamo varato i lavori di realizzazione di 14.000 km di autostrade che nell’insieme collegheranno il nord con il sud, l’est con l’ovest del paese. L’Italia ha una grande tradizione in questo settore ed enormi capacità, eppure nessuna importante società si è fatta avanti. Sono venute società dalla Cina e dalla Malesia. Voi avete anche grandi capacità di costruire navi e porti, un ambito nel quale noi siamo indietro di 50 anni. Mi domando: ma quanti italiani sono venuti in India a sondare il terreno? Soltanto la Fincantieri e la Finmeccanica si sono insediati in India per un importante progetto che certamente porterà un grandissimo profitto e prestigio a queste due società.”
Noi dobbiamo fare uno sforzo nel raccordare le piccole e medie imprese italiane con quelle indiane. La Confindustria indiana, quindi ma anche la Camera per il Commercio e per l’Industria, offrono aiuto alle imprese italiane attraverso cellule finalizzate a dare l’assistenza necessaria sul piano della lingua, della normativa legale e per garantire le massime agevolazioni. Aldilà dei rapporti politici, che posso testimoniare personalmente quanto siano ottimi, io riterrei di aver fallito la mia missione se non riuscissi a sviluppare un piano di rapporti commerciali ed economici tra l’Italia e l’India.”


L’intervento dell’Ambasciatore si è concluso con un appello agli imprenditori italiani di recarsi in India e verificare direttamente le straordinarie possibilità del Paese, per dare quindi la parola al Dott. Mario Palma, Consigliere d’Ambasciata, Capo dell’Ufficio 1 (Asia Meridionale) del Ministero degli Affari Esteri per il suo breve ma significativo saluto alla platea.
“Sono qui” ha esordito il Dott. Palma – “non solo per portare il saluto e l’augurio di successo di questa iniziativa da parte del Ministro Frattini, ma anche la testimonianza del lavoro che la nostra direzione Asia, ed in particolare il mio ufficio, sta conducendo nella piena consapevolezza della crescita di importanza sia economica che politica, regionale, internazionale dell’India. L’ambasciatore Som ha dato indicazioni molto importanti e precise circa la crescita del paese e le grandi potenzialità che l’India offre, nei vari campi citati, a chi voglia investire. Mi unisco al suo appello: cerchiamo di non arrivare troppo tardi!”


Notizie più particolareggiate sull’economia indiana, supportate da una proiezione visiva di dati e statistiche, sono state fornite dal Ministro Gurjit Singh, Vice Capo Missione. Il quale ha così esordito:
“Perché stabilire un rapporto di cooperazione fra l’India e l’Italia? È la domanda che dovrebbe porsi ogni uomo d’affari, ogni operatore economico. Il punto nodale è: potete voi avvalervi di questa cooperazione per poter sfruttare al massimo la vostra redditività e apportare benefici alla vostra attività?”
“Cominciamo subito con l’evidenziare un problema tra tutti, quello della protezione dei marchi di fabbrica e dei brevetti. So che dal punto di vista della tecnologia, in Italia, vi sono alcuni problemi in questo settore. In India, però, noi non li abbiamo perché siamo dotati di un sistema normativo che protegge fortemente la creatività e l’innovazione. Vi è poi il privilegio delle zone economiche speciali (“special economic zones”) per le quali vi rimando all’opuscolo verde che vi è stato distribuito all’ingresso. Ciò che è più importante, però, sono i dati economici relativi al commercio che uno studio settoriale fornito da una agenzia specializzata colloca l’India al secondo posto a livello mondiale. “
“Sulla base degli studi fatti, il prodotto interno lordo pro capite in India ammonta a 4000 dollari. Come vi è stato già accennato, stiamo parlando di un mercato di oltre 300 milioni di consumatori. La crescita dell’economia è sostenuta in gran parte dalla spesa della classe media. Come potete vedere dalle cifre esposte, il tasso di crescita nel consumo dei vari prodotti non solo è alto, ma si mantiene stabile.”
“La tendenza italiana a commercializzare prodotti di marca non può che essere compatibile con la crescita dei consumi. Lo hanno ben capito, ad esempio, Murano e Bulgari, che recentemente hanno inaugurato delle vetrine nel nostro Paese.”
“Un dato interessante è che l’anno scorso, l’esportazione dall’India verso l’Italia, è cresciuta del 6% come dall’Italia all’India. Noi siamo un importante partner economico per l’Italia. Per quanto riguarda gli investimenti esteri diretti, negli ultimi anni c’è stato un aumento del 2%. Vedete in questa diapositiva l’elenco dei prodotti principali che l’India esporta verso l’Italia. Quello che voglio evidenziare è la crescita di alcuni settori, come il tessile e l’abbigliamento; un settore strategico è quello delle pelli e dei relativi prodotti: l’anno scorso, un capo su 4 di abbigliamento in pelle venduto in Italia proveniva dall’India. Un altro settore di mercato in crescita in India è quello del granito e pietre, delle gemme e dei gioielli. L’Italia aveva sviluppato importanti rapporti commerciali con l’America Latina e gli Stati Uniti in tali settori ma dalle informazioni in mio possesso, so che il giro d’affari del settore si sta notevolmente riducendo. Produrre in India, a costi certamente più bassi, potrebbe essere di grande vantaggio per i produttori italiani, perché potrebbe permettergli di mantenere ed incrementare le posizioni conquistate in passato. Qualcosa si sta muovendo per i settori citati: abbiamo firmato accordi con i produttori di Arezzo per quanto concerne la produzione di gemme e gioielli e con Santa Croce per la produzione di pelle e articoli in pelle.”
“La settimana scorsa ero a Riva Del Garda, per la Mostra-Mercato delle scarpe, e c’erano ben 70 produttori di scarpe indiani; avrei voluto incontrarne qualcuno, ma erano troppo occupati a fare affari! Sappiate che questi produttori utilizzano macchine italiane e design italiano, e quindi hanno con il mercato italiano un rapporto continuo.”
“Passiamo ora ad occuparci del settore dei trasporti, che vede la presenza in India della Fiat Trattori Iveco; grazie anche a tale presenza si è sviluppata in India la produzione di componentistica per auto, un settore che può essere certamente di grande interesse per gli operatori italiani. Un altro potenziale di cooperazione fra i nostri due paesi è nel settore della tecnologia dell’informazione. L’India, e lo sapete certamente tutti, è una super potenza in materia di produzione di software, basti pensare che nelle elezioni presidenziali americane è stata utilizzata la tecnologia indiana. Viceversa, in Italia la crescita di tale settore è stata molto modesta. Noi abbiamo in programma, per la fine di quest’anno, di portare in Italia un team di specialisti indiani di software per poter interagire con le vostre aziende del settore spiegando agli esperti come avvalersi del modello indiano.”
“Per concludere, vorrei ricordare che la nostra Ambasciata è dotata di un sito web, in due lingue e che nella sezione commerciale sono disponibili informazioni in italiano. Ricordo anche che per gli operatori economici, abbiamo promosso l’istituzione di un “business visa”, cioè un visto per gli affari, della durata di un anno che dà diritto anche ad acquisire tutta la documentazione necessaria per poter operare sul mercato indiano.”
Il Ministro Gurjit Singh ha quindi concluso il suo intervento rinviando al materiale distribuito al Convegno ogni ulteriore informazione sulle aree di collaborazione tra India e Italia.


L’Arch. Valenti ha quindi dato la parola al Dott. Sergio Rodda, Vice Presidente Confapi e Presidente API, Torino.
“Parlare ad un piccolo o medio imprenditore italiano dell’India e delle opportunità che questo paese offre, era molto inusuale fino a qualche anno fa, era fuori da qualsiasi considerazione positiva. Non dimentichiamo, infatti, che i piccoli e medi imprenditori italiani hanno prima di tutto cercato di avvicinarsi ai paesi europei e successivamente ai paesi dell’America Latina, sia per le affinità di ordine culturale che per la forte presenza di immigrati italiani in questi paesi. In seguito, i processi di globalizzazione dei mercati, hanno spinto le aziende ad un rapido processo di internazionalizzazione, e quindi a guardare ai mercati emergenti più interessanti. Non vi è dubbio che l’India sia attualmente la seconda economia mondiale in termine di tasso di crescita del Pil. Grazie alle riforme che sono state avviate nel 1991, la sua crescita è stata accelerata al punto che nel 2003 ha fatto registrare un +8,4% nel settore manifatturiero. Dopo che le recenti elezioni hanno visto la conferma del Partito del Congresso alla guida del Paese, tutto lascia presupporre che ci sarà una continuità di programmi delle riforme economiche, tese a fare dell’India una delle potenze economiche globali. Ciononostante, l’interscambio commerciale con l’Italia è a livelli molto bassi, come hanno sottolineato sia l’Ambasciatore che il Ministro Singh. Mi sembra che siamo attualmente al 17° posto fra i fornitori dell’economia indiana e al 5° su base europea. È chiaro che si possa e si debba fare molto di più anche perché, come abbiamo visto, il tenore di vita della popolazione indiana sta rapidamente salendo e questo significa che presto ci sarà un grande mercato per i prodotti del Made in Italy. La Sace ha classificato questo paese nella categoria A, ciò che vuol dire che investire in India può essere molto vantaggioso, sia per il costo del lavoro (pare che sia inferiore del 15% a quello cinese) e sia per la possibilità di utilizzare delle risorse umane veramente capaci. Inoltre, la lingua nel mondo del lavoro è l’inglese, e questo ci consente facilmente di interloquire con imprenditori ed operatori. Non dimentichiamo, poi, che la struttura legislativa e quella amministrativa sono molto simili a quelle anglosassoni, e conseguentemente per noi comprensibili. Per ultimo, voglio segnalare l’importanza della posizione geografica dell’India che trovandosi nel cuore dell’Asia ci può consentire di incrementare il nostro volume d’affari in tutto l’Estremo Oriente.”
“Vorrei ora portare un esperienza personale che è quella per la quale mi hanno invitato a questa conferenza. Da qualche anno ho rapporti commerciali con l’India e voglio innanzitutto segnalare che la differenza di cultura, di abitudini, di tradizioni, non ha rappresentato assolutamente un ostacolo nell’istaurare ottimi rapporti con i colleghi imprenditori indiani. Ho trovato una classe imprenditoriale seria, preparata, molto motivata, aperta ad ogni forma di collaborazione e naturalmente disponibile ad acquisire tecnologie e conoscenze. È stato possibile concludere accordi nel rispetto reciproco delle regole che non sono mai state disattese da parte indiana. Voglio citare alcuni casi specifici; ho potuto vincere, come impresa italiana, un grosso appalto con un gruppo imprenditoriale filippino per la costruzione di containers battendo la concorrenza giapponese attraverso un accordo commerciale concluso con un’impresa di Bombay, una grossa carpenteria metallica, molto capace e molto preparata, alla quale ho commissionato 500 containers che sono poi andati a questa impresa filippina. Nel successo dell’operazione, quindi, una parte rilevante l’ha avuta la competitività propria dell’azienda indiana. Ho poi stretto un accordo con un azienda nel settore del cuoio: i prodotti che ho fatto realizzare e che ho poi riportati in Italia non sono stati copiati per il mercato locale (chi ha esperienza con altri mercati, tipo quello cinese, sa cosa voglio dire) e questo a testimonianza della serietà degli imprenditori indiani.”
“Naturalmente per arrivare a questo tipo di opportunità ho utilizzato tutti i mezzi che ci vengono messi a disposizione, sia quelli dell’Ice che quelli dei sistemi camerali, quelli delle Camere di Commercio e naturalmente i sistemi delle Associazioni che sono un valido supporto agli imprenditori perché, ad esempio, hanno organizzato dei workshop che hanno consentito di avvicinare domanda e offerta.”
Nel corso del 2004, quindi, abbiamo intensificato la collaborazione con l’Ambasciata indiana a Roma, organizzando tra l’altro una serie di incontri bilaterali con una delegazione di imprenditori dello stato del Marastra. Nel mese di ottobre, poi, è prevista un’ulteriore missione di imprenditori indiani che visiteranno i principali distretti del Made in Italy. Infine stiamo analizzando la possibilità di organizzare uno spazio espositivo collettivo per le aziende a noi confederate, nell’ambito della fiera Agrotec, la più importante fiera indiana nel settore alimentare e full process.”
“È vero che al momento sono soprattutto le grandi industrie a fare affari in India ma ci sono delle possibilità veramente interessanti anche per le nostre piccole e medie imprese. Vi prego di credere in questo mercato che ci offre delle grandissime prospettive e che sarà presto uno dei mercati più affidabili al quale il nostro sistema di imprese potrà rivolgersi.”

L’intervento successivo è stato quello del Dr. Giancarlo Cennini, Direttore Generale Faber-Flaminia SpA.
“È un vero piacere essere qui a testimoniare ciò che l’Ambasciatore ha sostenuto nel suo intervento, cioè che l’India è una fonte di grandi opportunità per le imprese italiane, soprattutto per quelle piccole e medie imprese quale appunto la Faber, di cui sono Direttore Generale.”
“La Faber è una multinazionale ‘tascabile’, anche se è tra le tre aziende più importanti al mondo nella produzione di cappe aspiranti per uso domestico. Pensate che è stata colei che ha inventato nel 1955 la cappa aspirante e nel 1986 la cappa decorativa. La nostra strategia è volta prettamente alla internazionalizzazione. Sin dagli anni ‘90 siamo presenti in molti mercati mondiali, dalla Cina (1996) all’India (1997), dall’Argentina (1992) alla Turchia (1998) e alla Russia (2002), dove annoveriamo insediamenti produttivi e investimenti diretti. Abbiamo inoltre aziende in Svezia, Francia e Spagna e i nostri marchi sono leader ovunque siamo presenti. Abbiamo 14 stabilimenti nel mondo, produciamo 2 milioni e 700 mila cappe decorative all’anno, come gruppo, per un fatturato consolidato di circa 200 milioni di euro.”
“Faber è presente con successo nel mercato indiano dal 1997. Noi avevamo monitorato il processo di liberalizzazione che c’era stato a partire dal 1991; la politica economica condotta dal governo indiano fin da allora, ha condotto ad una liberalizzazione delle licenze industriali, all’apertura dei mercati dei capitali, ed ad una possibilità, per le imprese di vari settori, di investire in India.”
“La direzione di marcia non è mai cambiata, L’attuale Primo Ministro e il Ministro delle Finanze sono stati i promotori del processo di liberalizzazione nel ’91 e oggi l’India, così come la Cina, costituisce l’area di maggior potenziale, con un tasso di crescita che va dal 8 al 10%. Naturalmente permangono ancora alcuni elementi negativi, come l’eccesso di burocrazia nelle concessioni di alcune licenze, autorizzazioni, trasferimenti di quote ecc..”
Quello che mi preme è capire perché le imprese italiane, specialmente le piccole e medie, non investono in India. Noi consideriamo l’India un paese di grandi opportunità, dove ci sono delle grandi sfide da risolvere, carenze di infrastrutture, un agricoltura che attende sviluppo, c’è un sistema bancario che non funziona benissimo, ma in cui lo stile di vita si sta occidentalizzando. Ci sono sempre più marchi internazionali che offrono i propri prodotti, e quindi si sta sempre di più educando il consumatore a fare delle scelte. Non è più un mercato di rivenditori, per cui basta essere presenti per vendere qualcosa ma un mercato nel quale i consumatori cominciano a confrontare i prodotti. Non basta nemmeno avere più la connotazione Made in Italy o Made in Usa ecc.. Per poter vendere bisogna proporre marchi e prodotti di qualità
“Lo stile di vita sta quindi cambiando ma io mi chiedo se tutte le aziende italiane stanno facendo gli sforzi giusti per apprezzare questa evoluzione del consumatore indiano. Io penso che le imprese italiane stiano esportando in India, considerandolo ancora un mercato di opportunità a realizzo immediato e non un mercato a cui guardare al potenziale di sviluppo. A mio avviso le aziende italiane considerano ancora le quantità vendibili, esportabili su questo mercato, non ancora interessanti. Ciò è vero solo in alcuni settori. Noi quando siamo partiti, il mercato delle cappe, praticamente non esisteva, era tra le 20 e le 35 mila cappe. Il 95% dei consumatori non sapeva cosa fossero le cappe, oggi il mercato è di 120.000 cappe. Siamo progrediti, abbiamo costruito la nostra immagine, adattando il nostro prodotto alle esigenze del consumatore.”
“L’atteggiamento dei produttori italiani è troppo scontato. Il vantaggio di andare in India, in certi settori, è quella di affermare un marchio, far si che il prodotto sia adeguato al consumatore e organizzare la struttura. Bisogna che l’azienda italiana che vada ad operare nel Paese, fornisca dei prodotti di prima fascia e di fascia media, se vuole avere la possibilità di espandersi notevolmente. Bisogna che il prodotto sia in parte personalizzato sulle esigenze del consumatore. Nella nostra cappa, abbiamo modificato tutto il nostro sistema di filtraggio. La cucina e gli ambienti indiani, sono diversi da quelli europei e da quelli americani, così che abbiamo dovuto brevettare alcune soluzioni tipiche. La società deve essere disposta ad investire, nelle strutture, negli uomini. Queste sono i miei suggerimenti per una buona penetrazione sul mercato indiano. Una penetrazione come quella conquistata dal nostro marchio: oggi una cappa su due vendute in Indie è Faber, un piano di cottura su tre è di marchio Faber, una su 4 cucine è di marchio Faber. Abbiamo una rete di rivenditori al dettaglio che supera i 100 outlets, abbiamo una rete in franchising di Faber che copre le 20 città più importanti e contiamo di raggiungere entro il 2010 dai 75 ai 100 milioni di euro di fatturato. Abbiamo avuto successo perché la strategia Faber è iniziata con la prospettiva di lungo termine e con la disponibilità della Faber di dare il massimo supporto al partner indiano.”

L’ultimo imprenditore, in ordine di scaletta, ad intervenire è stato il Dott. Adriano Doriguzzi, Presidente della Melian Italia srl e importatore in Italia delle autovetture del gruppo Tata.
“Naturalmente in India tutti sanno cosa è la Tata, un gruppo multinazionale che produce il 2,3% del prodotto interno lordo con oltre 9 miliardi di dollari di fatturato e 225.000 dipendenti. Fondata nel 1868 da Jamsetji Nusserwanji il gruppo Tata è oggi composto da 92 società che operano in sette principali settori, engineering, materiali, energia, chimica, prodotti di consumo, servizi, comunicazione e sistemi informatici con in aggiunta il gruppo operazioni internazionali di supporto a tutti gli altri gruppi. La Tata è inoltre molto amata e stimata in tutta l’India e questo per le azioni filantropiche, di assistenza e sostegno non solo ai propri dipendenti ma in favore dei più disabbienti, per la trasparenza e l’etica professionale che sono espressamente previste per statuto. Del gruppo Engineering fa parte la Tata Motors International della quale la nostra società è l’importatore in Italia per tutti i veicoli commerciali leggeri e le autovetture.”
“Oggi la Tata incomincia ad essere conosciuta in Italia anche al di fuori degli addetti ai lavori ma quando la Sig.ra Julia Wilson ed il sottoscritto, soci fondatori della Melian Italia, nel luglio del 1994, ci siamo recati in India per sottoscrivere il contratto di distribuzione per l’Italia, non immaginavamo che era solo l’inizio di una esperienza entusiasmante, che ha visto crescere non solo i rapporti commerciali, ma anche una amicizia e stima tra le nostre società e tra tutti i dipendenti e collaboratori.”
“Nel 1994 non avevamo ancora realizzato quanto Tata fosse importante in India, mentre in Europa era praticamente sconosciuta, ci siamo affacciati allora sul nostro difficile mercato automobilistico con un solo modello di Pick Up diesel aspirato. In questi anni, 10 anni festeggiati questo anno, nei due o tre incontri all’anno che regolarmente abbiamo con la Tata negli uffici di Mumbai e con la Fabbrica a Pune, abbiamo visto crescere a vista d’occhio l’economia indiana ed anche la presenza di Tata in Italia grazie all’ampliamento della gamma di autoveicoli ed al costante miglioramento della qualità. Solo un esempio: nei primi anni il viaggio in auto da Mumbai a Pune richiedeva almeno 5 ore lungo i 250 km di tortuosa strada di montagna, poi sono arrivati gli ottimi collegamenti aerei Mumbai-Pune e da due anni la nuova bellissima autostrada a tre corsie per senso di marcia più le corsie di emergenza; solo tre ore dal centro di Mumbai a Pune. Abbiamo anche visto i collegamenti intorno a Mumbai cambiare fisionomia con la costruzione di tangenziali, sopraelevate, ponti, il tutto con una accelerazione impressionante, la stessa accelerazione che caratterizza tutta l’economia dell’India. Anche il parco auto negli ultimi 5-6 anni è stato stravolto; ai vecchi taxi modello Fiat 1100 neri/gialli, costruiti per anni in India su licenza Italiana della Fiat, si stanno sostituendo gli stessi modelli di auto presenti in Europa ed in Giappone, tutti costruiti in India, ed i nuovi modelli di auto interamente Indiani, come la Tata Indica. Il successo della Tata Indica nel mercato domestico è incredibile: balzata solidamente al primo posto delle vendite lo mantiene con l’ampliamento della gamma dei modelli e dei motori disponibili. Ma i rapporti tra la Tata e l’Italia non si esauriscono alla sola esportazione di autoveicoli, hanno un ben più vasto contenuto, la Indica è stata infatti disegnata ed industrializzata in Italia dalla torinese “Studio I.DE.A” così come le cabine dei prossimi nuovi camion Tata sono opera del Centro Stile Bertone. Anche alcune parti di componentistica ma soprattutto macchinari per la produzione e robots sono stati forniti dall’Italia e noi stessi abbiamo curato alcuni contatti per la fornitura di prodotti con alto contenuto tecnologico.”
“Dobbiamo capire che la crescita dell’India e dell’interscambio commerciale con l’Italia non costituisce un pericolo di concorrenza ai prodotti italiani ma una opportunità per l’Italia e l’Europa di aumentare la propria presenza sul mercato Indiano, uno dei più promettenti mercati, e non solo automobilistici, dei prossimi decenni. I rapporti commerciali tra India ed Italia si stanno intensificando costantemente in tutti i campi, in campo automobilistico, quello che meglio conosco, le possibilità per l’Italia sono di esportare design, tecnologia e progetti ed importare buoni prodotti a prezzi competitivi. La crescita dell’India è una ottima opportunità per affermare la tecnologia, le idee e lo stile italiano su questo mercato costituito da oltre un miliardo di abitanti con una classe media in continuo aumento.”
“È la classe media indiana che dà il maggiore impulso alla crescita, quasi tutte le industrie europee e giapponesi, Fiat inclusa, sono presenti sul mercato indiano con i modelli più recenti e validi della loro produzione, questo grazie alla graduale apertura commerciale decisa dal Governo Indiano nei confronti dei prodotti e delle imprese estere. E proprio la concorrenza dall’estero ha spinto la Tata ed altre industrie indiane, ad un rinnovo completo della gamma di auto e camion, rivolgendosi anche alle capacità italiane nel campo del design e della progettazione. Tata è così riuscita a mantenere il primo posto sul mercato interno e ad esportare nei principali Paesi Europei.”
“In Italia la Tata è presente con veicoli commerciali leggeri (Pick Up), con un fuoristrada e con tre modelli della Indica a cui, a fine anno, si affiancheranno le versioni station wagon con motori turbo diesel e benzina concepiti in Europa. La presenza di Tata in Italia data 10 anni così come i rapporti industriali di Tata con imprese italiane ed europee che hanno visto un interscambio in continua crescita. Tata è ora un marchio conosciuto ed apprezzato per la gamma disponibile, per gli equipaggiamenti dei veicoli tutti dotati di ABS e doppio air bag di serie con prezzi competitivi. Alla realizzazione di questo risultato hanno concorso anche gli ottimi rapporti personali con gli indiani, rapporti che poggiano le basi sulla millenaria storia dell’India, da cui è nata anche parte della nostra civiltà occidentale che nei millenni ha subito il fascino, l’influenza della filosofia, della storia e della cultura dell’India. Intendo dire che trattare con gli indiani è facile dal punto di vista culturale e di approccio al business, è appagante perché si diventa facilmente amici, è istruttivo perché si vedono nuovi punti di vista e si imparano nuove filosofie. L’India è un Paese in piena espansione, la collaborazione con le imprese italiane rappresenta una incredibile opportunità reciproca di scambio tecnologico, commerciale ed umano. Così come il Governo Indiano ha imboccato la strada delle riforme e dell’apertura al mercato ed agli investimenti mondiali, l’Europa dovrebbe aprire di più le proprie frontiere ai prodotti Indiani, cominciando con l’abolizione dei dazi doganali ed offrendo la propria tecnologia per uno sviluppo compatibile dell’economia indiana, a vantaggio di tutti.”

A conclusione del Convegno, sia l’Arch. Valenti che il Presidente Carpintieri, nel ringraziare tutti gli intervenuti, hanno sottolineato l’importanza di un’occasione di confronto come questa sulle opportunità economiche ed imprenditoriali in India ma hanno espresso anche l’augurio che l’iniziativa abbia degli effetti sul piano operativo, come auspicato in tutti gli interventi.


00199 Roma - Italia - Via Sebino, 11

Tel.: +39 06 85 55 975

E-Mail: info@aerec.org