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Una folta presenza
di operatori economici, imprenditori, giornalisti e rappresentanti del
mondo finanziario e del settore turistico, hanno decretato il pieno
successo di una nuova iniziativa promossa dalla Commissione Affari
Internazionali dell’AEREC. Nella mattinata del 2 aprile scorso, presso
il Centro Congressi Moevenpick di Roma, si è svolta la “Conferenza
sulle opportunità economiche ed imprenditoriali nell’Oman”, alla
presenza dell’Ambasciatore del Sultanato dell’Oman in Italia, S.E.
Yahya Abdullah Salim Al-Araimi e con la testimonianza di alcuni
illustri personaggi che hanno voluto portare il loro personale
contributo alla conoscenza di una realtà che ha riservato molteplici e
piacevoli sorprese a tutti gli intervenuti. La Conferenza è stata
promossa nell’ambito di una serie di incontri con i rappresentanti
diplomatici di singoli Paesi, che seguono il Convegno - “L’AEREC per
l’Internazionalizzazione delle Imprese e per lo Sviluppo della
Cooperazione Internazionale”,- svoltosi nel giugno 2003 nella Sala
delle Conferenze della Camera dei Deputati e che prevede nuovi ed
interessanti incontri previsti per il 25 giugno e per il 2 luglio
prossimi, sul tema delle opportunità economiche ed imprenditoriali,
rispettivamente, in Egitto ed in India.
* * *
Ad introdurre e
coordinare l’incontro del 2 aprile, con l’affabilità e la
competenza che lo contraddistinguono, è stato l’Arch. Vincenzo
Valenti, Vice Presidente ISPRI e membro del Comitato Direttivo
dell’AEREC.
L’Arch. Valenti ha
innanzitutto illustrato il senso dell’iniziativa nata per “fornire un
contributo, come AEREC, ad una maggiore e piena conoscenza di un
Paese, come l’Oman, che si trova al centro di un’area di particolare
valore strategico. anche per gli interessi dell’Italia. come quella
del Golfo Persico. Personalmente ho avuto la fortuna di visitare
l’Oman più di una volta e ritengo sia ancora pochissimo conosciuto,
non sufficientemente apprezzato né valutato per le opportunità che può
offrire ai nostri operatori. Le informazioni al riguardo, infatti, non
sono mai adeguate al livello di ciò che questo Paese oggi offre, sia
al visitatore che all’imprenditore che può essere interessato a
instaurare rapporti di collaborazione con il governo e con gli
operatori locali. Una visita in Oman crea in ogni viaggiatore una
grande impressione e oggi ne avrete delle conferme. Attraverso il
progetto di modernizzazione attivato dall’attuale Sultano, e quindi da
poco più di trent’anni a questa parte, il Paese è arrivato in poco
tempo a sviluppare il suo Sesto Piano Quinquennale di Sviluppo,
attualmente in atto, e a realizzare un vero e proprio processo di
crescita del Paese in tutti i campi, da quelli economici a quelli
sociali, a quelli infrastrutturali, a quelli della sicurezza che ne
fanno nell’area uno dei Paesi più stabili, con un tasso di
scolarizzazione tra i più elevati, con delle caratteristiche
estremamente accattivanti sotto il profilo economico ed
imprenditoriale. Un breve CD-Rom che proietteremo a fine Convegno vi
mostrerà anche il panorama delle meravigliose risorse ambientali,
culturali e turistiche che offre il Paese. L’Oman ha un mare e una
costa bellissime, ha centinaia di castelli e fortezze legate alla
storia degli abitanti ma anche della dominazione portoghese che
caratterizzò per un periodo la storia dell’Oman, dispone di aree anche
al suo interno con caratteristiche diverse e con condizioni di clima
molto ottimali.
La posizione
strategica centrale, inoltre, dell’Oman nell’area del Golfo e del
Medio Oriente con i suoi intensi, pacifici e costruttivi rapporti con
tutti i Paesi confinanti, dovrebbe essere maggiormente considerata e
valutata da parte dei nostri operatori ed imprenditori. L’iniziativa
di oggi vuole avere questa prioritaria finalità: porre al giusto
livello di interesse e di considerazione che merita questo
meraviglioso, moderno, pacifico ed ospitale Paese.”
* * *
Dopo la sua
presentazione, l’Arch. Valenti ha dato la parola all’Ambasciatore
Al-Araimi che ha voluto innanzitutto fornire delle indicazioni di base
sul suo Paese.
“L’Oman è un paese
molto antico che si trova nella parte sudorientale della penisola
araba, tra il Golfo Persico e l’Oceano Indiano. La sua posizione
geografica l’ha reso molto importante dal punto di vista strategico e
ha dato l’opportunità ai suoi abitanti di interagire, nel corso della
sua storia, con numerose culture diverse come quelle dell’Africa,
dell’India, della Cina e dell’Iran. Questa interazione ha fatto sì che
in Oman ci sia una società molto aperta e molto ben disposta ad
accettare gli altri. La storia moderna dell’Oman risale agli inizi
degli anni ’70 con l’avvento dell’attuale Sultano Qaboos bin Said che
aveva il sogno della modernizzazione. Dopo 33 anni, l’Oman è diventato
uno dei paesi più moderni e stabili della regione. Recentemente, poi,
l’Oman ha modificato il suo sistema politico, dotandosi di un
Parlamento, una società aperta e un sistema economico libero.
Se un imprenditore o
una società vuole fare attività all’estero, cosa va a cercare?
Innanzitutto cerca la stabilità politica del sistema e in secondo
luogo cerca un corpo di regole che possano controllare eventuali
derive, sia tra investitori stranieri e partners locali che tra i
diversi imprenditori stranieri. Recentemente, l’Oman si è dotata di
una Corte per il diritto commerciale che regola i rapporti suddetti.
Veniamo ora alla struttura dell’economia dell’Oman: in primo luogo,
c’è il petrolio che rappresenta dal 60 al 70% del nostro reddito; poi
abbiamo il gas naturale, l’industria manufatturiera (piccole e medie
imprese), la pesca, l’attività tradizionale e l’edilizia. Negli ultimi
30 anni abbiamo costruito moltissimo, sia con società omanite che con
società straniere. Possediamo ora delle ottime infrastrutture e
abbiamo un alto potenziale per il turismo. Secondo le ultime
pubblicazioni, l’Oman è considerato uno dei paesi più liberi dal punto
di vista economico. Esso ha un sistema economico molto organizzato:
recentemente abbiamo cercato di ridurre la dipendenza dello Stato dal
petrolio poiché intendiamo diversificare la nostra economia. Il piano
di diversificazione prevede due elementi principali: in primo luogo la
riduzione della dipendenza statale dal petrolio come unica fonte di
reddito, in secondo luogo l’aumento dell’istruzione secondaria e
l’incoraggiamento allo sviluppo di risorse umane. Il governo ha
previsto la vendita delle sue holding statali e il diritto dei privati
di acquistare e gestire le imprese pubbliche. Per quanto riguarda la
struttura del mercato omanita, questa dipende dalla diversificazione e
dalla privatizzazione. All’interno del piano di quest’ultima, il
governo e gli investitori stranieri hanno affrontato un progetto che
prevede una spesa di circa 20 miliardi di dollari da effettuare nei
prossimi anni. Per darvi alcuni esempi: gli aeroporti sono ormai
privati, con un consorzio tra la British Airways e alcuni partners
locali; per quanto riguarda la gestione del trattamento delle acque si
sta creando una società apposita per privatizzarlo. Ci sono poi in
corso numerosi progetti per fertilizzanti, sia con il Pakistan che con
l’India. La struttura del nostro mercato è anch’essa oggetto del piano
di diversificazione. Il nostro governo si è impegnato a sostenere e
promuovere il turismo: abbiamo cinque-sei progetti importanti ai quali
stiamo lavorando. Per quanto riguarda la partecipazione italiana,
abbiamo la Valtur che ha dimostrato interesse per alcuni di questi
progetti. Né bisogna dimenticare l’importanza della pesca. Il Paese si
trova infatti nei pressi dell’Oceano indiano che è molto ricco di
pesci però abbiamo un mercato piccolo per questa ricchezza e quindi ci
sono molte opportunità per gli investitori esteri. Per quanto riguarda
il settore bancario e finanziario, in Oman abbiamo cinque banche e una
quindicina di agenzie di banche estere. Per il mercato dei capitali
abbiamo un mercato con varie società quotate. Vorrei sottolineare che
il nostro sistema bancario è un sistema solido che negli ultimi anni
non ha mai avuto grossi problemi. Riassumendo, penso che un sistema
politico stabile, un’economia di mercato libera, la crescita del
nostro mercato, le politiche di privatizzazione e di diversificazione,
diano grandi opportunità all’Oman per ampliare il proprio mercato e
per partecipare di più al mercato mondiale. Abbiamo un diritto
commerciale che permette alle eventuali attività straniere di prendere
più forme: società commerciali straniere possono operare in joint
stock companies, società a responsabilità limitata, joint ventures,
investimenti individuali. Per quanto riguarda la proprietà delle
società, se oltre il 70% del capitale è straniero allora andrà
registrata come società straniera operante in Oman. In generale, tutti
possono operare liberamente nel nostro paese.”
* * *
Il quadro fornito
dall’Ambasciatore Al-Araimi ha trovato piena conferma dall’intervento
successivo, ad opera dell’Ambasciatore Mario Scialoia, Direttore della
Lega Musulmana Mondiale presso il Centro Islamico Culturale d’Italia
“Io sono stato
Ambasciatore in Arabia Saudita e posso confermare che i paesi arabi ed
in particolare quelli della penisola arabica e più in particolare
l’Oman, rappresentano una eccellente opportunità di investimento e
collaborazione sul piano economico. L’Oman è un paese stabile nella
politica interna ed equilibrato sul piano della politica
internazionale; esso si colloca in una posizione di equidistanza, di
neutralità e di estrema obiettività rispetto ai maggiori problemi che
affliggono la scena mondiale. Come ha ricordato l’Ambasciatore
Al-Araimi, esso si trova ancora in uno stadio iniziale del suo
sviluppo perché in gran parte le sue risorse derivano
dall’esportazione del petrolio e del gas. Ciononostante, esso ha tutte
le qualità necessarie, sia come patrimonio umano che come risorse
naturali, come cultura e come storia, per progredire sul piano dello
sviluppo economico non solamente nel campo dei prodotti derivati dal
petrolio, nel quale ovviamente sarebbe estremamente favorito ma anche
in quello più ampio delle infrastrutture e dell’industria leggera. In
questo senso l’Arabia Saudita ha già preceduto l’Oman e ora il
petrolio conta ormai la metà del prodotto nazionale lordo. L’Oman è un
paese chiaramente solvibile, estremamente liberale sia sul piano
economico e soprattutto, come tutti i paesi arabi, estremamente
esigente in fatto di tecnologia e di qualità nella costruzione delle
infrastrutture. In Oman, così come in Arabia Saudita, viene richiesto
il meglio e si viene pagati adeguatamente per questo. Io credo che le
piccole e medie imprese italiane siano in grado di venire incontro a
queste esigenze e penso che ci siano ottime possibilità di
investimento e di guadagno in Oman, che possano nello stesso tempo
favorire lo sviluppo di un’area molto importante per l’economia
occidentale.”
* * *
Il Presidente
dell’Accademia Europea per le Relazioni Economiche e Culturali, il
Dott. Ernesto Carpintieri, ha voluto innanzitutto ringraziare tutti i
presenti e quindi richiamare ancora l’attenzione sull’importanza
dell’iniziativa intrapresa dall’Accademia: “In un momento in cui il
nostro Paese soffre di grandi crisi si avverte l’esigenza di
diversificare gli investimenti. Attualmente, stiamo assistendo ad una
vera e propria corsa verso Paesi come la Romania, come l’India e la
Cina dove si trova manodopera a basso prezzo e una ottima manualità.
Noi crediamo però che gli investimenti, oltre che in questi Paesi,
possano e debbano essere direzionati anche verso altri Paesi che
abbiano stabilità politica ed economica, che restano gli elementi
fondamentali. Siamo certi che l’Oman possieda tali caratteristiche e
il nostro compito sarà quello di individuare all’interno della nostra
Accademia quegli operatori, sia italiani che stranieri, che abbiano
voglia ed interesse di investire in Oman. A questo proposito, stiamo
lavorando all’organizzazione di una missione in Oman di una
delegazione di imprenditori e professionisti per verificare sul posto
le realtà produttive e le opportunità. Nell’occasione, incontreremo
anche i responsabili dei Ministeri economici, per avere un quadro
completo della situazione.”
* * *
È intervenuto
successivamente lo Sceicco ‘Abd al Wahid Pallavicini, Presidente della
Comunità Religiosa Islamica d’Italia, la cui presenza ha consentito di
affrontare anche il tema religioso, di grande attualità.
“Voglio ringraziare
vivamente l’Accademia che ha voluto, invitandomi, affiancare ai temi
economici e finanziario anche il tema religioso che, soprattutto nei
tempi in cui viviamo, non può essere escluso. Io credo che oggi
l’Occidente sia chiamato ad una più stretta comprensione del
pluralismo, non soltanto in campo culturale e sociale ma anche
religioso, per poter far fronte a fenomeni che cambiano velocemente e
che se fossero affrontati con paradigmi accademici o anche e
soprattutto ideologici, porterebbero il mondo al crollo. Le comunità
religiose non vanno confuse con le ideologie. La nostra comunità
religiosa islamica, che è costituita da intellettuali musulmani
italiani, intende costituire il primo istituto teologico islamico
europeo perché pensa che ci sia bisogno di un punto di riferimento per
quegli immigrati – l’immigrazione in Italia è un fenomeno recente che
non ha due o tre generazioni alle spalle come in altri Paesi europei –
che per diversi motivi, primo tra tutti la giovinezza e quindi
l’inesperienza, possano essere sprovveduti e facilmente influenzati da
quelle concezioni che con l’islamismo non hanno niente a che fare. Noi
dobbiamo dimostrare come soltanto l’intellettualità tradizionale possa
servire veramente da antidoto contro le derive fondamentaliste
dell’epoca moderna. È su questa base, infatti, che può avvenire quella
necessaria e da molte parti auspicata opera di formazione ma anche di
informazione, che porti ad un effettivo rispetto reciproco tra le
religioni. La funzione di questo Istituto teologico permanente
intellettuale, che si spera possa essere sostenuto dalle istituzioni,
sarà anche quella di discriminare la religione vera dalle false
strumentalizzazioni, aprendo la via alla necessaria opera di
conoscenza, punto finale non solo della religione ma anche della
ragione stessa della vita dell’uomo su questa terra, e contribuire
alla costituzione di una vera e propria civiltà euro-mediterranea.”
Più tardi,
rispondendo ad una domanda in cui si sollecitava un’opera più incisiva
di dissuasione, da parte dei musulmani moderati, nei confronti dei
fondamentalisti: “Noi non abbiamo dietro di noi una istituzione, una
organizzazione, uno Stato. Non siamo dipendenti da uno Stato islamico,
anzi non ce ne sono neanche più di Stati islamici così come non ci
sono più Stati cristiani in Europa. Noi siamo solo dei liberi e
privati cittadini, forse anche un po’ abusivi perché attualmente non
si coglie il binomio italiano-islamico. Quello di cui abbiamo bisogno
per combattere effettivamente il fanatismo religioso è almeno il
riconoscimento, il conferimento di un’autorità. Nonostante altre
religioni siano riconosciute in Italia, l’Islam non è ancora
riconosciuto. Noi chiediamo che lo Stato italiano riconosca finalmente
che esiste una minoranza rappresentativa dell’Islam formata da
cittadini italiani d’origine, cioè non convertiti o che abbiano
ottenuto la cittadinanza, e questo ci darà la possibilità di avere una
voce più forte e far vedere che per ogni religione ci sono i buoni e i
cattivi. Sia chiaro una volta per tutte che non tutti i musulmani sono
arabi né violenti né terroristi. Per discriminare è necessario che le
nostre autorità riconoscano che c’è un punto di riferimento, che si
tratti di una comunità o di una fondazione islamica teologica europea,
che possa essere un sostegno anche per quei poveri sprovveduti, come
ce ne sono anche in Italia, che non esitano a farsi saltare in aria
solo perché non hanno lavoro, come’è accaduto recentemente.”
* * *
Molto articolato e
particolarmente importante l’intervento dell’Ambasciatore Riccardo
Sessa, Direttore Generale per i Paesi del Mediterraneo e Medio Oriente
presso il Ministero degli Esteri e anch’egli profondo conoscitore del
Paese, che ha tenuto con vivo interesse essere presente al Convegno e
dare, così, testimonianza degli ottimi ed intensi rapporti di
collaborazione tra i due Paesi.
“L’Oman è un Paese
nel quale certamente credere e sul quale poter investire nel senso più
ampio della parola. Quando noi parliamo dell’Oman e del suo sistema
istituzionale ed economico parliamo in effetti di un Paese che ha già
realizzato ciò che molti, attraverso molteplici tentativi, piani e
progetti, sognano per tutti i Paesi dell’aria mediorientale. È un
Paese pacifico, stabile sul piano interno e sul piano internazionale,
prospero, ricco, che coltiva eccellenti rapporti di vicinato con i
Paesi confinanti e non, e che ha saputo conciliare una forte identità
nazionale, consolidata da tre secoli e mezzo di indipendenza, con una
grande apertura culturale e una tolleranza che hanno le proprie
solidissime radici nell’epoca non troppo lontana in cui i commercianti
omaniti solcavano i mari dell’Oceano Indiano da Zanzibar all’India.
Sotto la guida dell’attuale Sultano, l’Oman ha compiuto negli ultimi
trentatre anni enormi progressi riuscendo a conciliare come in pochi
altri casi gli interventi dettati dallo sviluppo economico con
l’esigenza di salvaguardare il proprio patrimonio culturale,
architettonico e naturalistico. Il risultato è effettivamente sotto
gli occhi di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di visitare il
Paese, come me. È un Paese moderno, sicuro, dotato delle più moderne
infrastrutture, ricco di attrazioni turistiche e naturalistiche che ha
saputo sfruttare con accortezza, utilizzando anche in maniera
intelligente le risorse finanziarie rese disponibili dall’esportazione
di petrolio, per creare un’economia di mercato che offre molte
interessanti opportunità di investimento per quelle imprese che
sappiano coglierle. Data la mia posizione, debbo aggiungere e
testimoniare che i rapporti bilaterali tra Italia e Oman sono
eccellenti e negli ultimi anni hanno conosciuto un fortissimo
sviluppo. Di questo dobbiamo rendere merito anche all’Ambasciatore
Al-Araimi che sta svolgendo un ottimo lavoro, così come gli
Ambasciatori italiani che si sono succeduti nel Paese. Vorrei
sottolineare ora, da italiano, altri aspetti da aggiungere a quelli
già espressi dall’Ambasciatore Al-Araimi. L’Oman sta affrontando in
questi ultimi anni, la sfida della diversificazione economica,
riducendo la propria dipendenza dal petrolio. Esso ha fatto della
diversificazione economica la chiave dello sviluppo di una serie di
progetti in settori estremamente strategici tra cui quello del gas
naturale, che ha aperto agli investimenti internazionali. Si sta
inoltre rapidamente sviluppando un’industria legata agli idrocarburi
con impianti di fertilizzanti e di metanolo e altre industrie ad alto
consumo di energia. Sempre con l’intento di attrarre investimenti
stranieri, l’Oman ha avviato una strategia di privatizzazione molto
interessante e che le imprese internazionali stanno già seguendo ed è
stata creata una legislazione certamente più favorevole agli
investitori stranieri. È membro da quasi quattro anni della
Organizzazione Mondiale del Commercio e certamente può vantare un
sistema economico sempre più integrato nel contesto regionale. Noi,
sul piano bilaterale, contiamo già dal 1988 su un accordo di
cooperazione economica e tecnica, seguita da un accordo per la
protezione degli investimenti e da una convenzione per evitare le
doppie imposizioni. Gli imprenditori sanno quanto questi strumenti
siano estremamente importanti e ci auguriamo di poter concludere al
più presto nuovi accordi economici per completare un quadro che nel
complesso è già abbastanza ricco. Negli ultimi anni varie imprese
italiane di diverse dimensioni hanno ottenuto e portato a termine
importanti commesse. Posso citare due gasdotti alla realizzazione dei
quali ha contribuito Snam Progetti, mentre Enel Power ha costruito la
centrale elettrica più grande del Paese con una potenza di oltre 400
megawatt. Tra le opere in corso, infine, ricordo un grande impianto di
fertilizzanti al quale sta partecipando la Snam Progetti. Varie
iniziative stanno mirando a rafforzare i rapporti a livello di piccole
e medie industrie; tre le più recenti ricordo la visita di una
delegazione della Camera di Commercio dell’Oman a Vicenza e quella di
una delegazione comprendente operatori economici di Ravenna che si è
recata recentemente nella capitale Muscat. Per i prossimi mesi, sempre
a Muscat, è prevista una visita del ministro delle Attività Produttive
Marzano, che nella nostra ottica dovrebbe costituire un’occasione
molto importante per il rafforzamento dei rapporti economici e
commerciali tra i due Paesi. A proposito del progetto dell’AEREC di
promuovere la visita di una delegazione nel Paese voglio solo
sottolineare come sia importante, perché un’operazione del genere sia
produttiva, che venga attentamente preparata con le istituzioni
italiane e le istituzioni omanite. Noi italiani ci ripetiamo sempre
che dobbiamo fare sistema e dobbiamo fare gioco di squadra ma in
realtà la nostra vocazione è quella dell’individualismo, siamo molto
bravi a fare i solisti. Il mondo di oggi, però, è un mondo di sfide
globali, dove la concorrenza sul piano internazionale è spietata e la
maggior parte dei paesi sono abituati a fare gioco di squadra.
Certamente le imprese italiane, di qualsiasi dimensione, hanno
conquistato nel mondo intero delle posizioni di rilievo ma oggi è
diventato essenziale muoversi di concerto con altre realtà: ciò
significa prendere accordi con le autorità omanite, stabilire i
termini esatti della missione e i settori nei quali si intendono
esplorare le possibilità di investimenti, o di operazioni congiunte, o
di joint-venture o più semplicemente di operazioni commerciali. È
indispensabile, quindi, muoversi di concerto sia con la nostra
Ambasciata sul posto che con le nostre strutture qui a Roma; il
Ministero degli Affari Esteri e in particolare la mia Direzione
Generale opera proprio in tal senso e lo facciamo con grande piacere,
avendo la possibilità di raccordare altre strutture quali il Ministero
delle Attività Produttive, l’Istituto per il Commercio con l’Estero,
le Camere di Commercio e attivando tutti gli operatori che siano in
grado di offrire un contributo affinché questa missione abbia
successo.”
“Anche sul piano
politico – ha aggiunto l’Ambasciatore Sessa – “i rapporti con l’Oman
sono eccellenti. A luglio scorso il Ministro degli Esteri ha
incontrato il suo omologo omanita, incontro al quale ero presente e
posso testimoniare come sia stato un incontro molto positivo, sia sul
piano dei contenuti che dell’atmosfera che l’ha caratterizzato. Il 22
marzo scorso il Ministro della Difesa Martino ha incontrato il
Ministro della Difesa dell’Oman, e in tale occasione, oltre a parlare
di collaborazione su temi scottanti come la lotta al terrorismo, è
stato firmato un accordo di collaborazione nel settore della difesa
che è suscettibile di aprire altre strade sul piano industriale. Sul
piano culturale vi sono da segnalare delle collaborazioni legate a
delle missioni archeologiche italiane in Oman che hanno dato un
contributo fondamentale alla ricostruzione delle civiltà locali del
periodo pre-islamico e islamico, contributo per il quale le autorità
omanite ci sono estremamente grate. Noi puntiamo molto su un salto di
qualità sul piano dei rapporti culturali bilaterali proprio per
l’importanza che la cultura riveste ai fini di una comprensione
migliore tra paesi, specie in un periodo come quello che stiamo
attraversando. Auspichiamo quindi che al rapporto istituzionale già
saldo tra governo italiano e omanita, segua anche un rapporto tra
Italia, Unione Europea e il Consiglio di Cooperazione del Golfo del
quale Oman è un membro attivo, per costruire un quadro di rapporti
ancora più ricco e completo. “
“Per concludere,
voglio proporre alcune riflessioni sull’importanza della regione nella
quale è situato l’Oman, anche per rispondere alle considerazioni
sollevate dal Presidente dell’AEREC rispetto ai Paesi nei quali sono
attualmente impegnati gli operatori italiani. Certamente Romania,
Cina, India, Russia rappresentano grandi mercati ed è normale che gli
imprenditori, operatori e governi spingano per favorire gli interventi
in questi Paesi. Senza dimenticare, però, che l’area del Medio Oriente
e più in generale quella del mediterraneo è una delle aree prioritarie
per l’Italia, perché è quella di riferimento naturale. In questo
contesto, l’Oman, per tutte le caratteristiche già descritte in tale
sede, costituisce certamente un paese da privilegiare nella ricerca di
opportunità. Questa attività economica ed imprenditoriale che il
Governo italiano appoggia fortemente e nella quale crediamo, è il
corollario di un impegno più ambizioso e vasto che è quello di portare
il nostro contributo alla stabilità dell’intera regione, impegno per
il quale l’Oman può fare molto. La regione è attualmente
caratterizzata da tensioni fortissime, da scontri che non sono
soltanto politici ma anche culturali ed esiste il rischio che questi
scontri si allarghino ad altre regioni, alimentando quindi, con la
scusa della dimensione culturale o religiosa, tensioni che sono già
insite. Il Governo italiano si adopera fortemente, per una tradizione
storica di rapporti di sincera amicizia e comprensione verso quelle
realtà che sono diverse dalla nostra ma che meritano comunque tutto il
nostro rispetto, per aiutare tutta la regione per superare questi
momenti di tensione.”
* * *
Temi importanti,
quelli sollevati dall’Ambasciatore Sessa, sui quali è voluto tornare
l’Ambasciatore Al-Araimi.
“Tra Ambasciatori
abbiamo rapporti eccellenti e lavoriamo duramente per migliorarli
ulteriormente. Organizziamo anche degli incontri annuali tra i vari
ministeri proprio per migliorare sempre più questa reciproca
comprensione. È vero che l’Oman svolge un ruolo molto importante per
la pace e la stabilità per l’intera regione. Ricordo che siamo stati
il primo Paese a sostenere il Piano di Pace in Medio Oriente, non per
interessi particolari ma per la pace stessa, il fattore chiave più
importante per tutta la regione. Come parte del nostro impegno di pace
abbiamo subito approvato gli accordi tra Israele ed Egitto del
1977-78, abbiamo subito sostenuto il processo di Oslo, abbiamo
iniziato ad avere contatti con Israele, abbiamo aperto un nostro
ufficio a Tel Aviv e gli israeliani hanno aperto un loro ufficio a
Muscat. Abbiamo ricevuto alcuni primi ministri israeliani tra cui
Rabin, abbiamo anche offerto appoggi logistici ai paesi impegnati
nella lotta al terrorismo. In Oman abbiamo una società molto aperta e
molto tollerante. La nostra gente è abituata ad esprimere liberamente
le proprie opinioni, proprio grazie anche alla storia e
all’interazione che abbiamo sempre avuto con tutte le popolazioni
dell’Oceano Indiano. Riconosco che il nostro è un piccolo mercato per
un Paese grande come l’Italia ma il nostro punto di forza è la nostra
posizione geografica perché dall’Oman si ha a che fare con tutta la
regione dell’Oceano Indiano. Offriamo numerose possibilità turistiche
– mare, montagna, siti storici - che possono soddisfare tutte le
diverse esigenze.”
* * *
Preziose informazioni
sulle risorse del Paese sono state fornite da alcuni autorevoli
ospiti. Sul turismo, ad esempio, si è espresso il Prof. Paolo Costa,
docente di Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università di
Bologna.
“Ho vissuto per circa
10 anni in Oman, lavorando come archeologo e ho mantenuto ancora oggi
un rapporto con il Paese. Al mio avviso il potenziale in campo
turistico è enorme, di grande interesse anche culturale. Io credo che
conoscere la cultura islamica attraverso una società così raffinata e
una popolazione così ben disposta al contatto, sia una opportunità
assolutamente unica.”
Sulle altre risorse
del Paese, è intervenuto invece il Dott. Massimo Sessa, già Direttore
ICE a Dubai con competenza sull’Oman, Qatar, Barein e altri Paesi. “Ai
settori della pesca e del turismo di cui ci siamo già occupati oggi io
aggiungerei il settore del marmo. In Oman ci sono cave di marmo di
ottima qualità. Per quanto riguarda i beni di consumo le maggiori
sollecitazioni da parte omanita provengono dai settori
dell’abbigliamento, gioielleria e mobili. L’atteggiamento da assumere
nei confronti delle autorità omanite è soprattutto di fiducia. Gli
operatori omaniti danno garanzia di sicurezza: nei sei anni in cui ho
svolto i miei compiti, non ho mai ricevuto alcuna rimostranza riguardo
a condotte deplorevoli, mancanze di pagamenti o scorrettezze.”
Gli aspetti bancari e
finanziari sono stati quindi affrontati dal Dott. Carlo Costa,
Responsabile del Settore Estero della UBAE Arab Italian Bank.
“La nostra è una
Banca molto importante nell’area in oggetto, non solo in Oman ma in
tutto il mondo arabo. Siamo nati nel 1973 e abbiamo circa 30 anni di
attività di esperienza e attività in questo mondo. Siamo nati per
incrementare le relazioni finanziarie, commerciali, industriali ed
economiche tra l’Italia e i Paesi arabi, promuovendo la crescita
attraverso il sostegno finanziario, iniziative e scambi correlati allo
sviluppo del comparto industriale del lavoro italiano. La nostra è una
banca mista, italo e araba, dove vi è un buon connubio tra entrambi i
partner. Attualmente noi lavoriamo con tutte e cinque le banche
omanite e posso testimoniare che il sistema bancario è funzionale e
stabile. Lavoriamo a 360° con l’operatore italiano assistendolo nella
tutela e nell’intermediazione creditizia, sia con rilascio di garanzie
che con finanziamenti a medio e lungo termine. Vantiamo inoltre un
personale altamente specializzato nel lavoro con il mondo arabo.
Parlando dell’Oman, abbiamo seguito direttamente molte missioni tra i
quali quelli con i Ministeri e con la Camera di Commercio italo-araba.
Le statistiche dicono che attualmente l’attività di import-export con
l’Oman non è purtroppo molto alta ma speriamo in futuro di
incrementarla perché ci sono tutte le premesse. Le riserve di valute
estere dell’Oman sono cospicue, stimabili in 3,2 miliardi di dollari
di giacenze che coprono almeno 6 mesi di importazioni omanite,
l’inflazione è bassissima, si attesta intorno allo 0,50 %. Ci sono
state, negli ultimi tempi, alcune importanti forniture italiane, tra
cui una società di soluzioni informatiche che si è aggiudicata una
commessa di circa 10 milioni di carte telefoniche ricaricabili, mentre
la filiale italiana della General Electrics ha stipulato un contratto
di 94 milioni di dollari per forniture. Ci sono importanti opportunità
di lavoro nella zona industriale di Sohar e tante infrastrutture da
realizzare, tra cui quelle portuali per le quali il Ministero dei
Trasporti ha indetto una gara di appalto. Il budget di spesa statale
per il 2004 è superiore del 50% rispetto a quello dello scorso anno e
ciò dimostra la volontà del Governo di realizzare infrastrutture e
incrementare l’industria turistica, oltre che la produzione di olio e
gas.”
* * *
A conclusione dei
vari interventi, l’Ambasciatore Al-Araimi ha voluto rispondere ad
alcune domande dei presenti. Alla richiesta di informazioni del
Presidente del Distretto AEREC di Ancona, Giacinto Cavalieri, sul
settore delle telecomunicazioni, l’Ambasciatore ha osservato che “la
compagnia di telecomunicazioni è ancora dominata dallo Stato però il
piano di privatizzazione prevede la sua vendita in un anno; il mercato
non è poi così vasto però la privatizzazione prevede tutti i servizi
connessi, tra cui GSM e Internet.”
Al Presidente della
Federpesca, Com. Ervio Bodosz, che ha testimoniato alcune difficoltà
avute nell’intraprendere rapporti con le autorità omanite per quanto
riguarda il suo settore, l’Ambasciatore ha ammesso che il Governo è
impegnato a “trovare un equilibrio tra i vari fattori. Noi non
possiamo aprire liberamente le nostre riserve, né abbandonare i
piccoli pescatori né permettere un eccesso di consumo. C’è una
soluzione da trovare e io sono personalmente disponibile a concorrere
all’individuazione di un compromesso.”
L’Ambasciatore ha
quindi voluto esaurire la sua panoramica sul Paese, soffermandosi
brevemente sugli altri settori che erano stati affrontati
precedentemente.
“Per quanto riguarda
gli aeroporti e i porti, essi sono privati, mentre l’energia elettrica
e le acque sono fornite da società in cui la presenza attuale dei
privati è di circa il 30% ma il rimanente 70% sarà presto
privatizzato. Fino a poco tempo fa la fornitura dell’elettricità era
controllata completamente dallo Stato, negli ultimi anni abbiamo avuto
una prima compagnia elettrica formata da alcuni investitori omaniti e
da una compagnia belga. L’ultimo progetto per le acque e le
elettricità è stato fornito dall’Enel: penso che ci siano delle buone
opportunità per operare nel settore. Ci sono almeno tre progetti per
creare delle centrali elettriche in altrettante zone dell’Oman, al
nord, al centro e al sud. Attualmente il Paese non è dotato di un
sistema ferroviario ma noi omaniti siamo molto pratici: se valuteremo
la necessità di dotarci di tale sistema, non esiteremo ad attivarci in
tal senso. Per quanto riguarda l’istruzione, abbiamo varie università
e vari istituti di formazione. La bontà del nostro sistema di
formazione è testimoniato dal fatto, ad esempio, che nel settore
bancario l’80% del personale è omanita. Anche secondo gli standard
internazionali, l’istruzione secondaria si attesta su livelli
elevati.”
E concludendo: “Noi
restiamo, come Ambasciata, a vostra completa disposizione per
qualsiasi richiesta di maggiori informazioni su tutti i temi
affrontati oggi. Non ottemperiamo così soltanto ad un dovere ma alla
sfida che abbiamo intrapreso: la sfida diplomatica è sì costruire
relazioni tra governi e governi ma anche e soprattutto tra governi e
la gente, tra cittadini italiani e cittadini omaniti, che possono
avere tutti gli interessi nell’approfondire le loro relazioni.”
* * *
Prima di dichiarare
conclusi i lavori del Convegno, l’Arch. Valenti ha osservato come
l’Oman “sia stato definito più volte, nel corso della mattinata, un
Paese pacifico, prospero, stabile, sicuro, moderno, aperto. Non
pensiate, per questo, che l’atteggiamento di tutti gli intervenuti
oggi sia stato all’insegna della cortesia nei confronti del nostro
ospite, l’Ambasciatore. Quelle parole sono perfettamente adeguate
all’Oman e profondamente vere. L’Oman non è un Paese che tende a far
parlare di sé, non ha l’aggressività nell’essere sulla scena.
Riflettendoci, questo è un elemento di valore. L’altro elemento è la
posizione strategica di questo Paese: l’Ambasciatore Sessa è stato
molto esplicito in questo senso, invitando non solo a guardare il
mercato dell’Oman, che conta un milione e mezzo di abitanti, ma
l’intero mercato dell’area. Pensiamo ai rapporti storici e ottimi che
l’Oman detiene con l’India, un grande mercato. L’Oman ha una presenza
notevole di indiani nel Paese, nelle banche e nelle multinazionali ad
esempio, e ciò può rappresentare un’ulteriore opportunità per i nostri
imprenditori per estendere questa presenza ai mercati confinanti. A
conclusione, vorrei annunciare che è nostra intenzione organizzare,
con la collaborazione dell’Ambasciatore Al Araimi e dello stesso
Ministero degli Esteri, subito dopo il periodo estivo, una missione di
nostri operatori ed imprenditori in Oman per lo sviluppo di concrete
iniziative di collaborazione nei vari settori trattati e citati nel
Convegno. Ci sembra un modo molto operativo di dare continuità
all’interessante dibattito e confronto che si è svolto oggi.” |