| ECONOMIA ETICA |
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L’AEREC per l’economia etica |
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| Economia
etica
Responsabilità sociale delle imprese
Diritto alla privacy
Rapporti tra istituti bancari e utenti |
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Sono temi importanti, verso i quali il mondo economico
italiano ed internazionale guarda con interesse sempre maggiore
e sono anche i temi sui quali l’AEREC ha voluto attirare l’attenzione
dei suoi membri attraverso i qualificati interventi scelti in occasione
della Convocazione Accademica che si è svolta il 29 aprile
scorso nella prestigiosa sede della Sala del Cenacolo della Camera
dei Deputati.
Di fronte ad un’ampia platea formata dai nuovi e vecchi Accademici
giunti da ogni parte d’Italia, si sono avvicendati al podio alcuni
tra i massimi esperti degli argomenti trattati, i quali pur nel
tempo ridotto concesso loro da un programma quanto mai ricco di
appuntamenti, hanno saputo affrontare aspetti di grande attualità.
Ad introdurre i relatori, il Cerimoniere Giacinto Cavalieri, Presidente
del Distretto AEREC di Ancona, che da imprenditore ha voluto e saputo
anche fare da contrappunto ai vari interventi, con commenti che
hanno sottolineato la validità delle esposizioni, rapportandole
alla realtà dell’imprenditoria vissuta quotidianamente, tra
mille difficoltà ma anche con piena consapevolezza della
responsabilità che il ruolo dell’imprenditore comporta.
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Prima a prendere la parola è stata la Dott.ssa
Rossella Ravagli, Responsabile Schemi Etici BVQI Italia,
Organismo di Certificazione, la quale è stata chiamata ad
illustrare i benefici di una delle norme più innovative ed
eticamente corrette di cui si stanno dotando le aziende negli ultimi
anni, la norma SA 8000.
Nel presentare se stessa, la Dott.ssa Ravagli ha spiegato come all’interno
dell’organismo del quale fa parte ella si occupi in particolare
“degli strumenti di gestione della responsabilità sociale
delle imprese. Noi lavoriamo cioè su quegli strumenti che
possono essere adottati dalle imprese come strumenti di certificazione,
operando tra l’altro secondo uno standard internazionale.”
“Oggi” ha proseguito “si parla molto, nell’ambito imprenditoriale,
di ‘globalizzazione solidale’ e di ‘internazionalizzazione sostenibile’.
Della globalizzazione se ne può parlare bene o male ma possiamo
essere tutti d’accordo sul fatto che la globalizzazione può
e deve essere un motore di sviluppo e non un motore di sfruttamento.
Purtroppo in questi anni sono state tante le situazioni in cui le
imprese, a partire da quelle che hanno un impatto in ambito internazionale
– penso ad alcune multinazionali come la Nike, la Reebok e molte
altre - hanno portato a confrontarsi con temi gravissimi come quello
dell’utilizzo nei propri stabilimenti all’estero di lavoro infantile
o lavoro forzato. Ci sono aspetti che nel 2005 fanno paura: i dati
ci dicono che in tutto il mondo lavorano circa 250 milioni di bambini
e che 20 milioni di persone sono ancora assoggettate a lavoro forzato.
Ancora, nel 2004 ci sono stati milioni di morti per infortuni sul
lavoro e sono 1,2 miliardi le persone che vivono con meno di un
dollaro al giorno. È evidente, quindi, che le imprese abbiano
una grande responsabilità sociale, tanto che gli imprenditori
più illuminati da qualche anno stanno cominciando a riflettere
su cosa possono fare. Le imprese hanno un ruolo importante perché
tra loro vi è l’esigenza di interfacciarsi ed integrarsi
con le realtà di altri paesi, sviluppare il proprio business
all’estero. Com’è possibile perseguire tali obiettivi e nello
stesso tempo non incentivare forme di sfruttamento? Molte imprese
si stanno dotando di strumenti quali ad esempio i codici etici,
chiedendo ai proprio fornitori, così come ai propri partners
e ai propri stabilimenti di attenersi a quelli che sono i requisiti
minimi, in linea con il diritto internazionale e con i diritti umani.
Si può fare business nei paesi in via di sviluppo ma lo si
deve fare perseguendo una responsabilità sociale. Non basta
osservare le leggi perché in alcuni paesi è necessario
andare oltre le leggi, dotandosi di strumenti che consentano di
affrontare al meglio le sfide della globalizzazione, tenendo presente
che in un ambito puramente economico è dimostrato, che le
imprese che adottano pratiche socialmente responsabili sono quelle
che riescono ad affrontare al meglio le situazioni di crisi, perché
godono di una buona reputazione che è il vero valore dell’impresa.
Lavorare con la norma SA 2000, che è uno standard internazionale,
vuol dire lavorare in parallelo con chi da anni si occupa di diritti
umani, dei diritti del lavoratore. Si tratta di sistemi che permettono
alle aziende di gestire il proprio rischio. Perché se un
imprenditore decide di fare business in un tal paese, egli deve
conoscere a quali problematiche va potenzialmente incontro. Egli
ha dunque la possibilità di fare una caratura del rischio,
ciò che gli consentirà di gestire lo stesso, mantenendo
alta la reputazione.”
“Il dato sulle certificazioni delle aziende” ha proseguito la Dott.ssa
Ravagli “conosce oggi una crescita esponenziale. La Comunità
Europea si è espressa in modo molto chiaro sulla responsabilità
sociale, sottolineando l’integrazione su base volontaria, da parte
delle imprese, delle preoccupazioni sociali ed ambientali, nelle
loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le varie parti
interessate. Sono dunque tantissime oggi le aziende e contiamo siano
sempre di più quelle che hanno deciso di certificarsi con
SA8000, così come quelle che hanno adottato codici etici
o comunque di strumenti che dimostrino – non solo come immagine
ma come sostanza – credibilità e quindi trasparenza.”
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Al Dott. Massimiliano Magni, Responsabile
Gestione Progetti della TC Sistema Servizi SpA, è spettato
illustrare il decreto legislativo n. 196 del 30 giugno 2003, denominato
“Codice in materia di dati personali”.
“La finalità della norma” ha esordito il Dott. Magni – “è
il rispetto del diritto e delle libertà fondamentali attraverso
la tutela della riservatezza e dell’identità personale. La
normativa di riferimento è il codice sulla privacy entrato
in vigore nel 1 gennaio 2004 che sostituisce la 675/1996 e le sue
successive modifiche. Per inquadrare il nuovo codice sarà
utile innanzitutto partire dal termine più utilizzato, quello
del “trattamento”. Per trattamento si intende operazione che viene
compiuta sui dati come il loro salvataggio, la loro conservazione
o il loro trasferimento. Una regola basilare indicata dalla legge
è che se noi raccogliamo dei dati noi dobbiamo informare
colui che ce li dà del tipo di trattamento che subiranno;
se volessimo trattarli in maniera diversa dovremo informare i diretti
interessati.”
“Vi sono diverse tipologie di trattamento nel quale rientrano la
raccolta di curriculum e di informazioni riguardanti persone, la
registrazione dei dati di fatturazione, la consultazione di archivi
anche cartacei, l’elaborazione, la comunicazione dei dati agli enti.
Tutti, in ogni caso, sottendono degli obblighi ben specifici. La
normativa parla di obblighi generali di sicurezza, affermando che
i titolari sono tenuti alla custodia e al controllo dei dati, oltre
che sono responsabili dell’implementazione di misure minime per
ridurre il rischio di distruzione anche accidentale, dei dati.”
La parte finale dell’intervento del Dott. Massimiliano Magni è
stata dedicata alle misure minime menzionate dall’art 33 “quelle
necessarie a tener fede a quanto ci viene richiesto e a mettere
in sicurezza i nostri dati. Tutte quelle misure volte ad assicurare
un livello di protezione minimale dei dati contro i rischi di distruzione,
perdita, manipolazione ecc.” |
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Le
nuove frontiere dei rapporti tra banche e utenti è stato
il tema “caldo” affrontato non senza una certa ‘vis’ polemica dal
Prof. Francesco Petrino, Docente di Diritto Bancario
e Direttore del Dipartimento di Sovranità Monetaria dell’Università
Uniglobus di Assisi e Presidente del Centro Studi Giuridici dello
Snarp, nonché membro dell’Accademia Europea per le Relazioni
Economiche e Culturali.
“Negli ultimi dieci anni sono notevolmente cambiate le regole da
banche e utenti, e in prevalenza in favore degli utenti. Sono cambiate
nel senso che sono state percepite ed attuate, perché il
problema non è mai stato quello di fare giurisprudenza, poiché
questa non ha mai consentito automaticamente di ottenere i benefici
che spettano e che per essere ottenuti richiedono ancora frequentemente
l’intervento del giudice. Da canto mio, circa dieci anni fa ho rinunciato
alla docenza universitaria per creare un Sindacato Nazionale Antiusura
a Tutela dei Consumatori. Con i miei soci e collaboratori, abbiamo
creato un Centro Studi e abbiamo fatto una serie di proposte che
sono divenute leggi dello Stato e che oggi consentono a quegli imprenditori
che subiscono degli incidenti di percorso di poter essere riabilitati,
di poter ritornare alla normale operatività (mi riferisco
alla cancellazione dei protesti, alla riabilitazione dei protestati
che fino a dieci anni fa erano marchiati a vita). Oltre a ciò
abbiamo fatto delle regole perché le iscrizioni al CAI, la
Centrale Interbancaria, avessero dei termini ben definiti.”
“In particolare, dal 1993 con il nuovo testo unico delle leggi bancarie,
sono stati posti dei punti fermi attraverso i quali chi ha rapporti
pregressi con le banche oggi ha la possibilità di ottenere
la restituzione di notevoli percentuali. Infine è finalmente
subentrata una sentenza della Cassazione del novembre scorso che
ha definito illegittimo l’anatocismo bancario, che negli ultimi
cinque anni di rapporti raddoppiava il costo degli interessi e che
oggi deve essere restituito.”
“L’economia etica impone che le banche oltre ad essere speculative
si preoccupino anche delle cause e degli effetti del loro operato,
perché oggi esistono delle sindromi accertate che derivano
dall’indebitamento ma soprattutto dagli abusi delle banche nei confronti
degli indebitati. Questo determina l’insorgenza di situazioni che
a volte portano a malattie gravissime, perché la perdita
di immunità dovuta dalla tensione nervosa, dalla sottomissione,
dai condizionamenti può portare all’insorgenza di cardiopatie
congenite o addirittura tumori; per quanto riguarda questi ultimi,
il nostro Sindacato ha individuato circa 150 casi per i quali siamo
arrivati a denunciare alcuni istituti di credito per ‘omicidio colposo’.
“Per concludere, vorrei soffermarmi brevemente sulla sovranità
monetaria. Nel nostro Paese, fino a qualche anno fa, essa era affidata
alle banche le quali a fronte dell’emissione monetaria avevano le
riserve auree. Quando poi l’accordo di Bretton Wood ha cancellato
questo tipo di garanzia per il cittadino (in teoria, uno poteva
andare alla Banca d’Italia con centomila lire ed avere il corrispettivo
aureo) oggi la banconota è nulla di più che un assegno
a vuoto. Nel nostro paese, attualmente, circolano circa tremila
miliardi di milioni di euro in banconote ma incredibilmente esse
non sono dello Stato, come molti potrebbero pensare, perché
la Banca d’Italia fa attività speculativa; le banche, dunque,
si sono appropriate della sovranità monetaria dei cittadini
e danno in prestito a tassi usurai della carta straccia stampata
come moneta, per la quale non vi è la contropartita aurea
né di altro genere. Il grande problema economico è
il fatto che il nostro Prodotto Interno Lordo non potrà mai
più coprire il saldo negativo a causa dell’indebitamento
del nostro Paese. Da parte nostra, come Università di Assisi
stiamo lanciando una grossa campagna in tutta Italia, insieme al
Prof. Giacinto Auriti, Docente di Filosofia del Diritto e della
Sovranità Monetaria a Teramo di cui sono stato allievo, promuovendo
conferenze per sensibilizzare professionisti, imprenditori ed opinione
pubblica sulla necessità di riappropriarci dei valori. La
Banca d’Italia deve essere una concessionaria e non la padrona che
poi impone ai governi di indebitarsi, facendosi gioco della sovranità
del popolo. La nostra politica non funziona perché i nostri
politici non hanno compreso che sono stati soggiogati dall’indebitamento
bancario.”
Concedetemi, quindi, un’ultima riflessione sui risparmiatori. Penso
alle famose truffe legate ai bond Cirio, ai bond Parmalat e ai bond
argentini: nei giorni scorsi ci sono state le prime condanne in
quanto è stato riconosciuto e provato che le banche sapevano
e non hanno detto. E agli imprenditori ricordo che a giugno entrerà
in vigore in Italia Basilea 2, l’accordo interbancario europeo:
per il nostro sistema basato sulla piccola e media imprenditoria
sarà una vera e propria catastrofe, perché dovrà
essere escluso dal credito oltre il 40% delle piccole aziende che
saranno così avviate ad una chiusura certa!”
Parole, quelle del Prof. Petrino, che nella polemica celano anche
intenti provocatori, volti ad una maggiore consapevolezza da parte
degli operatori delle imprese degli strumenti che sono a loro disposizione
per perseguire un’imprenditoria sana, ispirata ai valori civili
e sociali, nella quale il profitto si possa sposare con la solidarietà
e con l’etica, quegli stessi valori sui quali si fonda l’azione
dell’Accademia Europea per le Relazioni Economiche e Culturali e
che saranno affrontati nuovamente in altri, importanti appuntamenti
che si svolgeranno nei prossimi mesi. |
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