I CONVEGNI DELL'AEREC  

Nell'accademy day, un convegno alla Camera dei Deputati.

Il mare...non solo passione, ma anche rispetto e responsabilità


È stato il mare il protagonista dell’edizione 2007 dell’Academy Day, una scelta indubbiamente felice sia per l’interesse che ha suscitato che per l’essersi legato ad entrambe le anime dell’AEREC, quella economica e quella culturale. Attorno ai temi del mare e su proposta dell’Accademica Patrizia Marin, l’Accademia ha quindi costruito un evento che ha raccolto ampi consensi tra tutti coloro – ed erano tanti – che vi hanno partecipato, nella eccezionale cornice della Sala delle Colonne della Camera dei Deputati e con interventi alti ed autorevoli che hanno consentito di sviluppare l’argomento sotto vari punti di vista, ugualmente interessanti.

“Mare, non solo passione. Rispetto e responsabilità” era il titolo del Convegno moderato dalla stessa Patrizia Marin che aprendo i lavori ha voluto sottolineare come il tema del mare, in quei stessi giorni, consentiva anche di cavalcare l’onda lunga dell’entusiasmo suscitato dalle straordinarie performance di Luna Rossa nelle gare in corso dell’American Cup, nelle quali l’imbarcazione italiana è riuscita ad arrivare alle fasi finali.

Dopo il saluto del Presidente dell’AEREC, il Dott. Ernesto Carpintieri, il Convegno è entrato subito nel vivo con il primo degli interventi previsti, quello di Rosalba Giugni, Presidente di Mare Vivo. La quale ha innanzitutto ringraziato l’AEREC per aver voluto porre l’accento su “un tema importante anche in relazione all’ecosistema che è in gravissima crisi. Una crisi sulla quale grava anche un’attenzione venuta meno da parte delle istituzioni: ricordo che fino a qualche anno avevamo un Ministero della Marina Mercantile che contemplava al suo interno una serie di competenze che andavano dalla pesca alla difesa e al trasporto e che dopo lo scioglimento sono state trasferite su cinque ministeri diversi”. “Alla luce di ciò, ritengo che parlare di una politica del mare in questo paese è diventato pressoché utopistico, in mancanza di una cabina di regia e di una politica globale. Dopodichè oggi si parla del mare solo rispetto all’aumento del livello e dei relativi problemi mentre nessuno parla del mare come grande regolatore del clima. Vi fornisco un po’ di cifre: la superficie del mare rappresenta il 75% del pianeta, proprio come il liquido del nostro corpo. Esso produce l’80% dell’ossigeno del pianeta e grazie al fitoplancton assorbe un terzo del Co2. Il polmone blu della Terra è quindi il mare. Veniamo adesso al Mediterraneo: questo piccolo mare chiuso che rappresenta appena lo 0,7% dei mari del mondo e che per cambiare le sue acque impiega 80 anni (solo per parlare della superficie, perché invece in profondità richiede migliaia di anni), ebbene in questo piccolo mare c’è un traffico marittimo del 30% del traffico marittimo globale, di cui il 29% è costituito da idrocarburi, un dato che è in costante aumento da quando l’economia si è spostata verso i mercati orientali con le merci che passano proprio attraverso il Mediterraneo. In questo momento il catrame disciolto nel Mar Mediterraneo ha tra i valori più alti del pianeta, 38mg per metro quadro a fronte dei 10mg del Mar dei Sargassi e i 3,8mg del Mare del Giappone.”

“La creazione di una grande cabina di regia che regoli il traffico marittimo e che si occupi non solo della parte italiana ma di tutto il bacino del Mediterraneo, è quindi tanto indispensabile quanto urgente perché la sopravvivenza della nostra specie è decisamente legata al mare, che non si può e non si deve considerare solo come un luogo per il trasporto e addirittura per lo scarico delle merci”.

“La posizione strategica dell’Italia e i suoi rapporti bilaterali con tutti i paesi conferisce al nostro Paese un ruolo fondamentale per la promozione e la gestione di interventi virtuosi sul mare. Dopodichè, dal punto di vista umano, è necessario che ognuno faccia la propria parte. Da parte nostra, ovvero di Mare Vivo, non ci stancheremo mai di fare informazione, di curare o incoraggiare campagne ed iniziative per la pulizia del mare. Voglio citare una delle nostre campagne più importanti legata alla biodiversità: il fitoplancton, di cui dicevo prima, vive in quanto esiste un ecosistema che va dallo squalo al fitoplancton, appunto, e se questo sistema non funziona si rompe un equilibrio e quindi viene mano il ruolo che il mare ha rispetto al clima e alla sopravvivenza della Terra. La campagna in questione si chiama ‘Mediterranean Free Dolphin’ ed è nata per contrastare la strage delle catture accidentali dei grandi mammiferi (balene, squali, tartarughe) che avvengono durante la pesca, condotta in modo illegale, del pesce spada. La campagna, dunque, prevede la promozione di un marchio che segnali i pesci spada pescati legalmente, scoraggiando così il fenomeno deleterio della pesca di frodo. E questa è una sola delle nostre campagne che sono molte e diversificate, ma tutte finalizzate alla salvaguardia di quel bene comune ed insostituibile che è il mare.”

Al termine dell’intervento di Rosalba Giugni, la moderatrice Patrizia Marin ha dato quindi la parola all’On. Sandra Cioffi, Presidente del Gruppo Interparlamentare Amici ed Amiche del Mare.
“Il mare è una grande risorsa turistica ed economica ed è quindi nostro compito, tra gli altri, quello di supportare i saloni nautici in virtù della grande tradizione che l’Italia annovera nella costruzione di barche che vengono vendute in tutto il mondo. Ritengo, però, che anche la piccola nautica debba essere incentivata per lo sviluppo turistico del nostro paese, così come credo che la cultura del mare debba coinvolgere anche i giovani, attraverso il sostegno dello sport marino, nonché il mondo della solidarietà e qui penso, ad esempio, alla terapia della vela che tanto aiuto sta portando a persone con handicap. Ogni iniziativa, in tutti i casi, dovrà comunque essere condotta nel rispetto ambientale e nella consapevolezza che il mare è un bene di tutti. Ben vengano, quindi, iniziative come questo Convegno ove noi politici abbiamo la possibilità di acquisire più ampia consapevolezza dei problemi: la politica deve sapere sempre ascoltare per poi agire con concretezza.”

L’intervento successivo è stato quello di Antonio Bruzzone, Direttore Commerciale della Fiera Roma Srl, la società che gestisce il nuovo quartiere fieristico della capitale e che quest’anno ha organizzato la prima fiera nautica della città, Big Blue.
“Non è facile, per chi organizza fiere, parlare di rispetto e responsabilità perché il nostro primo compito è il business. Tuttavia noi abbiamo valutato di avere un approccio diverso rispetto ad un salone nautico tradizionale, facendone anche un momento di approfondimento di tutti gli aspetti che coinvolgono il settore. Lo stesso raccordo che abbiamo creato tra tutti i saloni nautici, è secondo me un’operazione prima di tutto culturale. Perché noi siamo certi che la presenza di più saloni nautici internazionali faccia il bene non solo dell’industria ma anche ad un aumento di attenzione sulle tematiche del mare. Ci siamo ripromessi di sviluppare ulteriormente questo aspetto svincolato dall’aspetto economico- produttivo, a partire dall’organizzazione di una serie di appuntamenti tematici all’interno dei vari padiglioni per rendere giustizia all’enorme varietà delle modalità dell’andar per mare, dalla piccola nautica (spesso sacrificata), al mondo della subacquea fino al mondo della vela non solo agonistico, e anche – ciò che per noi è fondamentale - per avvicinare i ragazzi all’amore per il mare.”

I benefici di una collaborazione tra le manifestazioni nautiche evocati da Antonio Buzzone hanno trovato pieno consenso da parte di Giuseppe Mattiazzo, Direttore Generale del Festival del Mare di Venezia che si avvia verso la 7° edizione.
“Quella intrapresa con la Roma è una collaborazione importante perché i due mari di riferimento, l’Adriatico e il Tirreno devono essere coperti da una sinergia tra i due grandi saloni che operano nelle due grandi aree. Tengo a dire che la nostra manifestazione, oltre ad essere una grande manifestazione commerciale è anche un evento culturale. Ad esempio, quest’anno, abbiamo avuto la disponibilità dell’Arsenale ove abbiamo riaperto padiglioni storici, in collaborazione con la Marina Militare, che non erano mai stati visti da nessuno. Poi abbiamo promosso ben trenta, importanti convegni sulla cultura del mare, nella consapevolezza che lo sviluppo della nautica non può prescindere dal rispetto dell’ambiente e dell’acqua, risorsa primaria da preservare se crediamo che la nautica possa crescere ed avere valenza economica.” Il successivo intervento di Patrizia Lupi, Direttore del quindicinale “Porto Nuovo”, è stato svolto nella sua veste di rappresentante di Wista, Women International Shipping and Trading Association, l’Associazione Femminile delle Donne impegnate nello shipping. “Il mare è un ambito nel quale si sviluppano grandi professioni ma anche grandi passioni. Il ramo italiano di Wista conta 60 associate ma rappresenta un associazione internazionale più ampia che coinvolge 62 paesi e circa 800 donne che lavorano nel ramo del mare e dello shipping in particolare, coprendo tutte le varie professionalità che agiscono nel settore. Ciò che contraddistingue l’associazione è proprio la passione che tutte le donne provano verso il lavoro sul mare e la sua finalità è quella di diffondere sempre più la presenza femminile nel settore anche in quei comparti, come quello portuale, che è stato a lungo una prerogativa esclusiva del mondo maschile.” “Aldilà di un’economia del mare che si sta sempre più sviluppando – ricordiamo che un posto di lavoro nella nautica significa anche otto posti di lavoro nell’indotto - e che potrà portare importanti risultati sia in termini di ricchezza che di occupazione, voglio insistere sul fatto che le professioni nel mare devono essere coltivate e favorite, anche e soprattutto incontrando un sostegno da parte delle istituzioni. Bisogna comprendere che parlare di mare in un certo modo è anche una maniera efficace per trasmettere valori.”

Per restare sui temi dell’economia e dell’industria in ambito marittimo, molto interesse ha suscitato l’intervento dell’Accademico Guido Beltrami, Amministratore Delegato di Tecno- Reef.
“Ringrazio molto di avermi invitato a rappresentare l’industria italiana, per poter testimoniare quanto essa sia viva e le sue innovazioni all’avanguardia anche in un settore particolare come quello del mare.” “Il sistema italiano ha subito in questi ultimi anni un fortissimo processo di antropizzazione che ha trasformato profondamente le caratteristiche ambientali e naturali del territorio. Ciò sopratutto a partire dagli anni ’70 quando si sono sviluppare molte portualità, perché la forte antropizzazione della costa a fini turistici – piccoli porti, pontili ecc. - rappresentano uno dei fattori di maggiore rischio per la stabilità dei litorali. Ci sono anche altri fattori, come il prelievo indiscriminato di materiali inerti nel letto dei fiumi, le attività di emungimento (penso, ad esempio, alle acque nelle pianure pontine) e non ultima la distruzione dell’ambiente marino, attraverso pratiche come la pesca a strascico. Secondo dati forniti dal Ministero, relativi a quest’anno, circa il 45% della costa italiana risulta oggi minacciata da un progressivo e generale degrado. Fino ad oggi il mare, anche quando si cercava una soluzione per potere risolvere il problema, è stato sempre violentato: l’uomo ha deciso di salvaguardare la costa dall’erosione e ha così distrutto il mare per salvaguardare la parte a terra. Per ultimo, sembra che il fenomeno delle intossicazioni delle alghe sia dovuto al ristagno di acque dovuto a barriere esterne. Con gli anni queste modifiche hanno di fatto modificato le caratteristiche naturali dell’ambiente. Come si è sviluppata la ricerca italiana? In direzione, per citare il nostro caso, di utilizzo della tecnologia italiana e di un brevetto italiano che permette non più di aggredire il mare ma di assecondarlo, attraverso barriere che hanno la capacità non di frenare il mare ma di ridurre il moto ondoso facendo sì che l’azione che si verifica contro la costa sia un’azione ben diversa rispetto a quella che naturalmente si viene a creare, peggiorata dalla crescita quantitativa dei fenomeni climatici.” “La soluzione che noi di TecnoReef abbiamo messo a punto consiste nella produzione e posizionamento di barriere ad un metro sotto il livello del mare, certificate e realizzate solo con prodotti naturali. Si tratta di una tecnologia ecocompatibile che prevede moduli in calcestruzzo a base di elementi naturali senza additivi sintetici che possono essere assemblati in varie forme. I tempi di montaggio, tra l’altro, sono estremamente ridotti: si pensi che per proteggere un chilometro di costa sono necessari 14 giorni a fronte dei tempi lunghissimi che ci vogliono oggi e le distruzioni necessarie per ottenere gli stessi risultati. A livello di materiali, poi, viene utilizzato un duecentesimo di materiale rispetto all’uso tradizionale dei sassi. La forma piramidale dei moduli, quindi, consente un ancoraggio al fondo marino, con conseguente formazione delle correnti che si distribuiscono in modo omogeneo in tutte le direzioni. Tale struttura facilita anche lo sviluppo della vita, producendo una vibrazione che fa da richiamo per i pesci e quindi favorisce la ripopolazione delle coste.” “Ricapitolando: le principali applicazioni dei nostri prodotti sono l’antierosione costiera - per la quale si stanno attualmente utilizzando sistemi antiquati con un forte impatto ambientale – il ripopolamento marino con vantaggio per la pesca e la bonifica dei siti nonché la creazione di palestre subacquee per lo sviluppo turistico. Tengo a dire, infine, che il nostro è il primo paese che sta lavorando in questo senso.”

A concludere i lavori del Convegno, l’intervento dell’On. Giuseppe Galati, Presidente della Fondazione Sud del Mondo oltre che Segretario di Presidenza della Camera dei Deputati.
“Quello del mare è un tema che ne contempla molti altri, pensiamo ad esempio alla nostra Storia, al fatto che esso contribuisce alla definizione dell’identità di un popolo, a partire dalla scoperta dell’America da parte del nostro connazionale Cristoforo Colombo. Ma il mare esige prima di tutto, come pure il titolo del Convegno suggerisce, rispetto e responsabilità, nonché attente analisi per capire come questa risorsa debba essere preservata sia dal punto di vista ambientale che della sicurezza.” “Nella Fondazione Sud del Mondo da me presieduta, che annovera soci pubblici e privati, c’è l’idea di fondo di raccordare i vari ‘sud’ e in particolare quello del nostro Paese che si affaccia sul Mediterraneo che dal 2010 sarà di libero scambio. Da quel momento, tutto il continente europeo verrà direttamente o indirettamente coinvolto nelle varie attività commerciali ed economiche di Paesi tra i quali la Cina e d’India. Il mare va dunque considerato con solo come veicolo di turismo ma anche di trasporto, attraverso le famose ‘autostrade del mare’. Poi c’è da considerare il piano ambientale, e in questa sede abbiamo avuto la possibilità di venire a conoscenza di alcune idee che danno l’idea di come questa ricchezza abbia bisogni di tecnologie innovative, così come di sicurezza degli spazi marittimi. Da parte nostra, ovvero quella istituzionale, abbiamo presentato due proposte di legge che cercano di colmare due gap: uno legato alla sicurezza e alla civiltà rispetto alle migrazioni e l’altro legato all’ordinamento, alla necessità cioè di conferire più potere alle Capitanerie di Porto in relazione ai traffici illeciti, come quelli dei rifiuti tossici ad esempio.” “Il mare è per l’Italia una grande risorsa da valorizzare dal punto di vista della produzione industriale, pensando al livello medioalto della nostra cantieristica: il sistema nautico ha oggi un tasso di incremento del 9% annuo, vede una produzione che sfiora con l’indotto diretto i 3 miliardi di euro senza considerare l’indotto indiretto della meccanica fine, dell’arredamento e del design. Ma è necessario anche intensificare la portualità a fronte della crescita e dei numeri consistenti della nautica da diporto. È nostro compito, quindi, quello di individuare tutte le carenze che ancora ci sono nel settore per cercare di colmarle per dare sempre di più al sistema mare, parametri di sicurezza, di sostenibilità ambientale e politiche che vadano in direzione di conoscenza e radicamento della cultura del mare, per i quali ogni iniziativa, compresa quella odierna promossa dall’Accademia per le Relazioni Economiche e Culturali, è benvenuta”.

Carmen Seidel


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