I CONVEGNI DELL'AEREC  

“Sanità come risorsa?” il titolo di un convegno promosso da AEREC

L’AEREC al mondo della medicina: quali prospettive per la Sanità in Italia?

“Sanità come risorsa?” Ha destato grande curiosità l’interrogativo posto dall’Accademia Europea per le Relazioni Economiche e Culturali che ai temi legati alla sanità in Italia ha voluto dedicare il Convegno che ha inaugurato il 25 novembre scorso la 43a Convocazione Accademica. La sala gremita degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato della Repubblica intestata a Giovanni Spadolini, testimoniava con chiarezza quanto l’argomento fosse pubblicamente avvertito come strategico sia nell’ambito economico che sociale. L’alto profilo dei relatori, d’altra parte, ha consentito di offrire ai presenti un panorama davvero qualificato ed esauriente di una nuova visione del sistema sanitario ed assistenziale, come pure recitava il sottotitolo del convegno.
Coordinato da Patrizia Marin, il Convegno si è aperto con un saluto del Presidente dell’AEREC Dott. Ernesto Carpintieri, il quale si è intrattenuto sui principi fondanti dell’istituzione da lui presieduta prima di lasciare la parola alla moderatrice che ha introdotto il tema della giornata: “La sanità è un tema che non passa mai di moda e che riguarda tutti, a tutte le latitudini. Oggi più che mai, è importante parlarne perché con la crisi economica che sta colpendo l’Europa, la sanità rischia di subire dei tagli che coinvolgeranno inevitabilmente la nostra salute. Con il Convegno di oggi cercheremo quindi di capire dove stiamo andando, se e quali risorse si possono trovare per la sanità, quali le eccellenze cui fare riferimento”.

Stefano BossiniIl primo intervento della giornata, quello del dott. Stefano Bossini, ha consentito ai presenti di entrare subito nel vivo delle questioni sul tappeto, a partire dal titolo da lui scelto: “Sanità come risorsa. L’investimento dei privati nella sanità pubblica” e dal suo ruolo di Presidente del Consorzio delle Opere, un insieme di imprese tutte specializzate nel settore della sanità.
La sanità pubblica è notoriamente fonte di sprechi ed in alcuni casi fonte di illeciti arricchimenti, come dimostrano varie inchieste da parte della Magistratura. Gli amministratori sono scelti più per ragioni politiche, essendo molte volte i non eletti nelle varie competizioni elettorali, che per capacità manageriali e specifiche esperienze nel settore. Oggi si fa sempre più impellente la necessità del risparmio, per questo alcune Regioni più illuminate, od Aziende Ospedaliere, pur non cercando il miglioramento dei servizi e la soddisfazione del paziente, sono indirizzate verso il contenimento dei costi. Con l’ attuale logica politica, l’unico contenimento dei costi si riduce in un drastico taglio dei servizi, in un aumento del ticket e nella soppressione di strutture sanitarie. Questa gestione sta portando il cittadino/paziente, già gravato da un periodo di crisi economica/finanziaria senza precedenti, in uno stato di confusione totale. Chi può, ricorre ai servizi della sanità privata, forniti dalle assicurazioni malattia, a prezzi non alla portata della maggioranza dei cittadini. Chi non può permettersi il lusso dell’assicurazione molte volte non si cura, aggravando così i costi generali della sanità pubblica.”
Il problema sta, secondo il nostro parere, proprio qui. La Sanità Pubblica spreca e non investe in ricerca e prevenzione, causando problemi su problemi. L’età media della popolazione, come ben noto, tende a crescere; siamo un paese che invecchia sempre di più e con il passare degli anni aumentano i rischi di malattie e la mancanza di prevenzione fa sì che il paziente giunga nelle strutture sanitarie ormai malato e per questo molto costoso.”
La prevenzione deve dare ai cittadini la possibilità di curarsi prima, ad un costo esiguo ed evitando ricoveri, operazioni chirurgiche e riabilitazioni, che incidono enormemente sui budget sanitari pubblici. Per consentire una prevenzione costante e una gestione ottimale del cittadino/paziente, occorre senz’altro inserire nell’ambito delle strutture pubbliche, gestioni miste pubblico-privato che, a parità di costi attuali, forniscano dei servizi migliori i quali porteranno successivamente ad una diminuzione dei costi complessivi.”
Ci sono tanti possibili esempi di collaborazione pubblico-privato, in cui la parte privata può investire, con un margine di ritorno certo e con risultati di sicuro interesse. Porto qui due esempi che potrebbero cambiare la percezione che hanno i cittadini del servizio pubblico e nel contempo, contribuire in modo determinante all’ inizio di un vero sistema di prevenzione.”
Il primo esempio è quello del progetto di trasformazione del CUP, Centro Unico di Prenotazione, in CUA, Centro Unico di Assistenza. Si passerebbe cosi da un sistema che gestisce l’agenda dei medici e delle strutture sanitarie a un sistema che consenta la presa in consegna del paziente e mediante un sistema informatico specifico, in collaborazione con un call center specializzato, la possibilità di seguire, passo dopo passo, tutte le fasi burocratiche di prenotazione e di pagamento del ticket, oltre la gestione di tutto il percorso clinico e farmacologico fino alla completa guarigione del paziente. Il servizio dovrà provvedere alla cura del paziente, all'assistenza e alla creazione di un file-cartella ove inserire tutti i dati medici, quelli di assistenza e quelli dei costi sostenuti. Inizialmente si potrà partire con la sperimentazione su fasce protette di pazienti o quelle relative ad una specifica malattia, per poi ampliare a blocchi il servizio, fino a garantirlo, con l’aiuto dei medici di base che, in continuo contatto informatico od in conference call con le strutture specialistiche sanitarie, serviranno come vera barriera all’afflusso di pazienti nei pronto soccorso. I programmi già impostati prevedono inoltre la possibilità di inserire nel progetto informatico tutti i servizi e le specializzazioni presenti nell’offerta sanitaria.
Altro esempio di investimento, con finalità di risparmio, è quello operativo nel settore della diagnostica per immagini. Come ben noto le unità specializzate, gestite dalle strutture pubbliche, hanno un indice di produttività molto basso rispetto ad analoghe strutture gestite da privati, un caso particolare, è stato da noi analizzato ed è quello dei centri di diagnostica per immagini. Le strutture pubbliche hanno dei costi molto alti, dovuti in gran parte al numero di personale impiegato, mentre in contrapposizione, hanno numeri medi di prestazioni effettuate, pari a non oltre il 40% di quelle private. Dai dati forniti dal servizio pubblico, abbiamo potuto constatare che le prestazioni pagate per dieci prestazioni medie giornaliere, è equivalente all’importo richiesto dal privato per trenta prestazioni medie giornaliere, a parte il materiale di consumo. Ciò può essere reso possibile operando nel seguente modo: si calcola il costo totale della macchina, compresi gli ammortamenti, manutenzione e gli aggiornamenti del software, ecc., si somma il costo di tutto il personale necessario per il funzionamento e i turni, si aggiunge una corretta percentuale di utile per la società di gestione, si attiva quindi un contratto minimo biennale di servizio. La somma totale dovrebbe coincidere con l'importo pagato dal pubblico, consentendo così una certezza di spesa complessiva annua. A questo punto, entra in scena il C.U.A. Centro Unico di Assistenza precedentemente descritto, che farà in modo di ottimizzare al massimo il numero di prestazioni da effettuare, coinvolgendo i pazienti e colloquiando con tutti gli altri centri di diagnostica limitrofi. Questo dovrebbe portare il centro ad eseguire sempre il massimo delle prestazioni effettuabili, ad un costo certo ed ai soli pazienti che ne avranno veramente necessità, rilevati mediante i filtri precedentemente descritti nelle presentazione del Centro Unico di Assistenza. È facilmente intuibile che le due attività sommate, pur lasciando inalterati i saldi finali dei costi a carico della Regione, consentirebbero di eseguire un numero doppio di prestazioni ad un numero di pazienti inferiore a quello a cui vengono attualmente erogate le prestazioni. Ciò comporterà nel breve termine un congruo contenimento dei costi.”
Concludo con l’appello a tutti i presenti ed in particolare ai dirigenti delle strutture pubbliche nel campo della Sanità: consentite la sperimentazione di nuove procedure, non fossilizziamoci su percorsi, regole e procedure che hanno portato il sistema sanitario al collasso!

Maria Grazia De AngelisIntervento “in tandem” per la Dott.ssa Maria Grazia de Angelis, Presidente dell’Associazione Studi sul Lavoro e Sviluppo Organizzativo e il Prof. Evaldo Cavallaro, psicologo , psicoterapeuta e formatore, sul tema “Benessere individuale e benessere organizzativo, un binomio possibile”.
La qualifica e competenza della Dott.ssa De Angelis, studiosa di organizzazione nell’ambito delle imprese, potevano apparire estranei al tema trattato ma ella ha innanzitutto spiegato l’opportunità della sua presenza: “C’è un dato che, secondo me, può far capire quanto una gestione delle imprese che non sia attenta alle persone può generare dei costi che si impattano non solo sulle imprese stesse ma anche sulla società e quindi sulla sanità. Numerose ricerche, a livello internazionale, confermano che alcuni fenomeni come lo stress e il mobbing sono in continuo aumento nelle nostre imprese. In Italia, un cittadino su tre lamenta di essere vittima di stress da lavoro ma la situazione a livello europeo non è migliore: nei 15 stati dell’Unione Europea, dove è stata effettuata l’indagine, ben 40.000 lavoratori generano un costo per se stessi e per la società pari a circa 20 miliardi. Questa situazione ha origine da un serie di fattori che stanno emergendo negli ultimi anni e che hanno tutti concorso alla crisi economica: la carenza di etica nel mondo economico che ha portato gli imprenditori a gonfiare i profitti, a non investire in prevenzione e in sicurezza del lavoro, a offrire alla propria clientela prodotti non adeguati. Al contempo, nelle imprese anche i lavoratori sono sempre più insoddisfatti degli attuali modelli organizzativi che vengono loro proposti. Questo dato di fatto mi ha spinto, proprio per la mia esperienza quasi a 360° nelle funzioni di governance delle imprese, a compiere una riflessione sui comportamenti e sulle azioni da mettere in atto nelle imprese per evitare che questo costo aumenti e che questa insoddisfazione degeneri nelle situazioni attuali, vedi la rivolta degli indignados in diversi paesi del mondo. Nel mio libro ‘Benessere personale e benessere organizzativo, un binomio possibile?’ intendevo anche qui solo lanciare un messaggio di attenzione su come i manager dovrebbero essere compartecipi nello sforzo per far sì che questi disagi lavorativi non sfocino in malattie psicosomatiche e quindi anche in un maggiore costo della nostra sanità.”
Il Prof. Evaldo Cavallaro: “Martedì scorso ho partecipato ad un interessante convegno sulla just culture nell’aeronautica. Conoscere la just culture, di cui non sapevo molto prima di allora, mi ha consentito di trovare molte analogie tra la situazione dell’aeronautica e quella della sanità.”
Uno dei problemi della sanità oggi è quella della disaffezione al lavoro, che è all’origine della cosiddetta malasanità. Mi riferisco all’errore sanitario per come viene trattato, per come viene utilizzato dalla stampa, per come viene affrontato in maniera diversa dal giudice che deve giudicarlo e dal sanitario. Il concetto della just culture, che in italiano si può tradurre come ‘cultura dell’apprendimento’, sottende un passaggio da una cultura dell’errore come un qualcosa da sanzionare ed eventualmente punire, a quello di strumento da utilizzare per il miglioramento continuo delle procedure e dell’organizzazione che porterà in futuro a ridurre le probabilità che si verifichino procedure analoghe.”
In una cultura diffusa per cui bisogna a tutti i costi individuare il colpevole e poi punirlo - anche per dare una garanzia di risarcimento alle vittime – si arriva a nascondere l’errore, ad evitare di dichiarare qualcosa che possa identificare le nostre responsabilità. Ma esattamente come quando eravamo bambini e di fronte ad una malefatta sostenevamo che non era colpa nostra, tale atteggiamento finisce per impedire il processo educativo. La just culture si propone quindi di incoraggiare la piena collaborazione di chi abbia commesso un errore, a raccontare esattamente ciò che è successo, ciò che ha fatto, cosa non ha fatto, in che modo avrebbe potuto evitarlo, in che modo è stato costretto dalle circostanze. Ciò che vale per il contesto dell’aeronautica, dunque, può valere anche per una equipe chirurgica o per gli operatori di un laboratorio di analisi.”
Ovviamente una confessione piena delle cause di un eventuale errore presuppone la concessione di una sostanziale immunità da parte di chi confessa, perché se ciò che egli dice può essere usato contro di lui, egli potrebbe essere reticente. La questione dunque è: dobbiamo a tutti i costi individuare un colpevole per punirlo oppure dobbiamo cercare di ottenere da lui la massima collaborazione e quindi tutte le informazioni disponibili già a ridosso dell’evento, per impedire che questo evento accada di nuovo?”
Da psicoterapeuta, ho trovato questo argomento di grande interesse se applicato all’ambito familiare o scolastico: se ci limitiamo a cercare a tutti i costi i colpevoli, probabilmente abbiamo meno possibilità di educare i ragazzi. Se invece li aiutiamo a parlare e quindi a ‘confessarsi’, probabilmente riusciremo ad individuare prima e meglio le leve per ottenere quei cambiamenti che potrebbero ridurre la probabilità che in futuro compiano gli stessi errori.”

Adolfo PanfiliSecondo il Prof. Adolfo Panfili, Professore di Ortopedia e Traumatologia dell’Università la Sapienza di Roma, “parlare di risorse in sanità è una sorta di allitterazione, poiché quale risorsa può essere la sanità in un paese con una situazione così disastrata dal punto di vista economico? Pensiamo piuttosto a spezzare una lancia a favore della sanità stessa ricordando come il modello italiano nel settore sia stato utilizzato anche dagli americani!”
Che sanità ed economia siano strettamente collegati lo possiamo intuire da un semplice dato: malattie banali come il mal di schiena, o la lombalgia o la dorsalgia o la cervicalgia possono talmente incidere in termini di assenteismo dal lavoro fino a spostare di 1.3/1.4 il prodotto interno lordo. Allora, perché non ragionare su questo, piuttosto che limitarci ad urlare ai quattro venti che c’è la crisi? Prendiamo l’esempio dagli americani, che non parlano mai di crisi. Noi invece facciamo costantemente un sabotaggio semantico: io stesso ho esordito in questo intervento parlando di crisi. Bisogna pensare che quando noi utilizziamo un termine così conflittuale come ‘crisi’ noi innestiamo una sintesi di molecole biochimiche di allarme, di cortisolo, di stress e tutte le nostre endorfine, la serotonina, le alfa-beta-gamma endorfine. Ed è così che finiamo per crederci. Ricordiamoci invece per un attimo dell’eccellenza del made in Italy, ricordiamoci che siamo solo lo 0,22 per cento delle terre emerse nel mondo eppure produciamo 100 volte di più in proporzione rispetto alla Cina. Ci sarà un motivo. Qui a Roma, al Colosseo quadrato, c’è scritto che siamo un popolo di santi, di eroi e di navigatori, ma noi siamo anche un popolo di impollinatori di pensiero. Il cervello di un italiano è come un paracadute, deve essere aperto per poter galleggiare nell’aria.”
Esiste un concetto dell’Italia anche da un punto di vista filogenetico ed evolutivo collegato con l’antropomorfismo dell’italiano, che coniuga dal punto di vista genetico innumerevoli gruppi sanguigni, più di qualsiasi altra nazione al mondo. Il che significa quanto importante sia l’ibridazione, come sosteneva ad esempio Ippocrate 2400 anni fa scrivendo il trattato delle terre, delle acque e dei luoghi. In fin dei conti diceva che tutti noi finiamo per assomigliare alla terra dove nasciamo, dove cresciamo, agli ulivi che coltiviamo, alla frutta che riusciamo a cogliere dai nostri alberi. Ebbene, tutto questo serve per comprendere come sia controproducente stare sempre lì a gridare ‘al lupo, al lupo’. L’Italia, è un grande volano di produttività ma io credo che in ambito europeo sia vista come scomoda proprio perché produce, perché è creativa, perché ha i più grandi designer di moda, perché ha la cucina più amata nel mondo. E dunque diventare pienamente consapevoli di questo grande giardino che abbiamo sotto i piedi e che stiamo calpestando senza mai ricordarsi che è un sacrario. L’italianità è importante e noi la stiamo perdendo.”
Ma veniamo più specificatamente al tema della giornata. La sanità, secondo me, può essere rivisitata in termini semplici, partendo da un concetto solo apparentemente lontano, quello della rivalutazione dei miti positivi, dei quali oggi si sente molto la mancanza. Ogni volta che noi ci ispiriamo a qualcuno, attiviamo delle cellule neuronali che si collegano tra di loro e creano sinapsi. Alcuni studi sulle scimmie lo hanno ampiamente dimostrato: esiste tra gli esseri una trasversalità, una reciproca connessione. Pertanto, non ‘homo homini lupus’, come diceva Plauto nell’Asinaria, ma ‘homo homini medicus’: questo dobbiamo recuperare. Recuperare i miti ispirativi positivi, dobbiamo ritrovare questo nella sanità, perché la sanità non è prevaricazione. Un altro modo per risolvere il problema della sanità è quello di prendere esempio dalle carte di credito e dalla loro affidabilità in termini di transazioni. Proviamo a fare con la barra magnetica anche la gestione dei prodotti in sanità: alcune regioni in Italia lo hanno fatto e le cose funzionano. Non appena riusciremo ad applicare la cibernetica anche alla sanità sarà tutto più trasparente. Non dobbiamo rubare la speranza di vivere meglio! Questa è la sanità migliore: questo è il rapporto che deve intercorrere tra la sanità e l’economia!

Don Walter TrovatoNominato recentemente Membro della neonata consulta AEREC per l'Etica, Economia Sostenibile e Azioni Umanitarie, Don Walter Trovato, Cappellano della Polizia di Stato, ha incentrato il suo intervento proprio sul rapporto tra etica e sanità.
I mali della sanità, in Italia come altrove, ricadono sempre sui cittadini. E sempre ingiustamente. Faccio un esempio personale: io devo sottopormi ad esami del sangue due volte al mese per un certo periodo e per questo devo pagare il ticket, peraltro piuttosto alto, tanto che con lo stipendio che ricevo dal Ministero degli Interni non me lo posso permettere. Allora cosa ho fatto? Ho chiesto ed ottenuto l’esenzione e dunque ora non sono tenuto a pagare nulla. Ma questo è poco lungimirante: se mi avessero chiesto un ticket ragionevole avrei pagato senza fiatare!
Ci dicono che non ci sono i fondi per la sanità, per via della crisi. Ma questo non può essere un problema mio, che ho passato tutta la mia vita a tappare i buchi dello Stato, sempre che questi ci siano effettivamente. E se ci sono, i buchi non li ho mica fatti io! Non si possono sempre fare ricadere gli effetti degli errori di alcuni sulla vita di tutti i cittadini, eticamente bisogna porre rimedio a questa situazione. In questi giorni ho sentito una notizia: a qualcuno è stato proposto di fare un certo tipo di servizio offrendogli 16.000 euro al mese e questa persona ha rifiutato perché secondo lui sono pochi. I miei poliziotti vivono con 1200 euro al mese e sostengono famiglie di quattro persone! Ma come si fa a rifiutare uno stipendio di 16.000 euro al mese? Non va bene! Qual è il compito del clero? È quello di risvegliare le coscienze. E allora io dico: la carriera e la posizione in se non sono peccaminosi, ma diventano peccaminosi quando ricadono sulle spalle degli altri.”
Quando io vado da un medico perché non trovo posto nel sistema pubblico e lui mi prende centinaia di euro solo per guardare le lastre, io non lo devo permettere! Queste sono le cose che interessano i cittadini, non le chiacchiere. Non si risolvono i problemi della crisi e dello Stato: basta aprire un semplice libro di economia politica del corso istituzionale di ragioneria: i problemi si risolvono diminuendo le tasse e investendo nelle infrastrutture. È così che si risolve il debito pubblico, non con l’aumento dell’IVA! Se mettete un euro in più nelle tasche delle famiglie, lo Stato riceverà più soldi.”
Nell’ambito di uno scenario politico e sociale volto al miglioramento della qualità della vita dei cittadini, la garanzia di una assistenza sanitaria efficiente e la tutela dei pazienti che soffrono sono un dovere etico irrinunciabile. In quanto Cappellano di un ospedale, io frequento le corsie e so che non esistono le malattie ma esistono le persone ammalate, che soffrono e alle quali gli operatori sanitari devono dedicare tutte le cure possibili.”
Il decentramento, in sanità, è positivo quantomeno dal punto di vista etico se non professionale. Io vedo quanto negli enti periferici si diano da fare per far funzionare le cose. Bisogna evidenziare le diseguaglianze e le iniquità, promuovere azioni correttive, valutare le realtà sanitarie e migliorarle, tracciare le linee dell’innovazione e del cambiamento, fronteggiare i gravi pericoli che minacciano la salute pubblica.”
Il piano sanitario nazionale 2003-2005 ha delineato gli obiettivi da raggiungere per attuare la garanzia costituzionale del diritto alla salute e degli altri diritti sociali e civili nell’ambito della pubblica convivenza e della società. Il Sindaco e altri hanno come primo obbligo la salute del cittadino. Se io vivo in un ambiente malsano, che mi procura malattie, essi devono non solo curarmi ma anche risanare l’ambiente.”
Nei principi etici fondamentali rientrano il diritto del cittadino alla salute e l’azione conseguente per la sua tutela; l’equità del sistema sanitario per cui bisogna tutelare il paziente ma anche gli interessi della collettività; la visione olistica del paziente per prendersi cura di tutti i problemi, anche quelli generalmente trascurati nel passato, in modo da assicurare la continuità dell’assistenza, la cooperazione tra gli operatori della sanità, la sicurezza, assicurare i benefici delle prestazioni, minimizzare i danni, ridurre gli errori. L’onestà, la trasparenza, l’affidabilità, il rispetto della dignità della persona: questo è quello che dobbiamo riuscire a mettere insieme, perché è un programma che fa bene alla gente.”

Adolfo PanfiliL’intervento di Don Walter Trovato ha suscitato una replica del Prof. Panfili il quale ha innanzitutto ricordato come la figura del Sindaco, evocato dal religioso, debba rispondere in base agli art. 50 e 51 dell’urgenza e l’emergenza, mentre tutto il resto è di competenza della Regione. Per poi aggiungere: “se esiste una restrizione di costi e di conseguenza si tagliano i posti di ricovero, le dimissioni protette come possono essere gestite? Noi non abbiamo il personale per gestire l’assistenza domiciliare! La risposta potrebbe essere riposta in una innovazione tecnologica messa a punto in Israele e che si chiama ‘smart shirt’, etimologicamente la “maglietta intelligente”. È una maglietta utilizzata in ambienti bellici laddove era necessario verificare se in un contesto bellico un soldato fosse vivo o deceduto. Partendo dal dato che un soldato ferito costa molto di più in termini di sforzi e di gestione (perché se è morto la legge della guerra prevede, purtroppo, di lasciarlo lì dove è caduto) con delle ‘magliette intelligenti’ è possibile monitorizzare i soldati, verificando la frequenza cardiaca e la temperatura corporea. Come spesso accade, la scienza bellica diventa quindi al servizio della scienza della pace. Si tratta di maglie che hanno dei canali di carbonio che riescono a memorizzare la frequenza cardiaca: lo stesso chip che molti di noi hanno sul proprio telefonino e che fa ruotare l’asse dello schermo, può essere utilizzato per capire se il paziente ha una caduta improvvisa, una lipotimia, una sindrome vagotonica, una caduta da infarto o da ictus. Questo microchip trasmette immediatamente le informazioni ad una centralina e la maglietta è addirittura dotata di un microfono che permette di dialogare in una situazione di emergenza. Queste maglie possono costare intorno ai 2000 euro ma questi soldi sono preziosi, perché se adottate nel sistema sanitario nazionale, oltre a monitorizzare il paziente a domicilio, sono addirittura in condizioni di rilasciare dell’insulina a livello cutaneo, oltre a monitorare la frequenza cardiaca e la temperatura ed ottenere un’ampia gamma di informazioni. Ne consegue che è possibile gestire, a costi zero e a domicilio, la salute del paziente. Come vedete le soluzioni ci sono, ma è necessario che vengano organizzate in maniera organica e con il sistema cibernetico.”
Voglio tornare sul concetto di delocalizzazione del lavoro, di cui si è già detto. Guidalberto Guidi, l’ex vicepresidente di Confindustria e Presidente di Ducati Energy, un giorno mi ha raccontato di avere assunto un ingegnere indiano. E io, di contro: ma perché un ingegnere indiano, con tanti italiani disponibili? Lui mi ha risposto: un’ora di lavoro in Italia di un operaio mi costa 23 euro, in Romania 1,8, in Bulgaria 1,5, in India mi costa 1 dollaro, in Cina mi costa attorno a 0,30-0,40. Io ho semplicemente scelto quello che è arrivato primo classificato alle Olimpiadi della Matematica a Bombay, su 10 milioni di partecipanti. Dopo sei mesi, con uno stipendio di 1.200 euro, l’ingegnere indiano è felice, parla correttamente italiano e fa team building. Anche se noi non volessimo delocalizzare, il genio italiano può essere prodotto all’estero, purché mantenga il nostro imprinting. Ricordate che con Internet si aprono delle frontiere per cui, quando i numerosissimi cinesi saranno tutti alfabetizzati e avranno le stesse necessità che abbiamo noi occidentali, allora i problemi aumenteranno. Dobbiamo prepararci alla globalizzazione perché, se non lo facciamo, non usciremo mai dalla crisi. In nessun settore.”

Domenico ScilipotiFuori programma, l’intervento dell’On. Domenico Scilipoti, che da diversi anni, da medico ancor prima che da politico, porta avanti una personale e discussa battaglia sulla validità della medicina alternativa, a partire dall’agopuntura.
Noi parliamo tanto e cerchiamo di trovare le soluzioni al problema del debito pubblico nella sanità cercandole sempre all’interno di quel mondo che viene chiamato ‘allopatico’. Lo facciamo senza mai pensare ad un altro mondo che dovrebbe essere integrato il più possibile a quello allopatico ovvero il cosiddetto mondo ‘olistico’. Per ridurre il debito della sanità, concetti come l’olismo, l’agopuntura e più in generale la medicina non convenzionale, potrebbero dare un supporto veramente importante. Ma c’è di più. Chi opera nel settore sa bene che la farmaceutica è oggi dominata in Italia da tre colossi internazionali. E io mi chiedo: perché non riapriamo il nostro mercato alla farmaceutica nazionale? Non è impossibile: basterebbe fare delle microimprese sul territorio nazionale che rilancino la formazione del prodotto galenico. Questa soluzione non gioverebbe solo al PIL ma contribuirebbe anche a formare posti di lavoro e conseguentemente ad abbassare il costo della spesa sanitaria. Quanto costa un farmaco prodotto dalle multinazionali? Facciamo l’esempio banale di un farmaco molto noto come il Vivin C che costa all’incirca 5.50 euro. Lo stesso prodotto potrebbe essere prodotto in Italia e immesso sul mercato ad un prezzo di poco superiore ai 2 euro, facendo guadagnare chi lo produce, facendo abbassare la spesa sanitaria nazionale e rispettando anche il consumatore, dal momento che il Vivin C contiene degli additivi conservanti che potrebbero anche avere effetti collaterali. Perché non produrle attraverso una o due microimprese in tutte le province d’Italia, magari in convenzione con il sistema sanitario regionale?”
E se parliamo di una patologia comune come la lombosciatalgia: quanto ci costa un lavoratore che vi soffre e che deve ovviamente trascorrere diversi giorni a casa? Eppure si sa bene che con la medicina ortomolecolare, con l’agopuntura, con la fitoterapia, con l’osteopatia, questa ed altre patologie potrebbero essere alleviate o risolte anche nell’arco di 24 ore! Il cittadino non deve essere soffocato ma rispettato! Il fatto è che nessuno si occupa più dei suoi problemi…”

Massimiliano Iannuzzi MungoDopo l’accorato intervento dell’On. Scilipoti, ha preso la parola il Dott. Massimiliano Iannuzzi Mungo, primario di Chirurgia Generale della Casa di Cura Villa Pia di Roma per svolgere il tema da lui prescelto:"L'ospedalità privata accreditata: una realtà clinica al servizio del cittadino".
L’Ospedalità privata accreditata è formata dai medici e dalle strutture a gestione privata che svolgono un servizio per la salute del cittadino nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale. Quindi un servizio pubblico a tutti gli effetti, che eroga prestazioni che non vengono pagate dal cittadino. Le oltre 550 strutture sanitarie private accreditate sono presenti su tutto il territorio nazionale rappresentando il 20% di tutte le strutture ospedaliere nazionali, erogando più di 12 milioni e cinquecento mila giornate di degenza in un anno. I medici che lavorano nelle strutture sanitarie accreditate sono oltre 12.000 svolgendo una attività di alta professionalità e ricevendo ammirazione e stima da parte dei pazienti. A conferma del grande lavoro clinico che si svolge nelle strutture accreditate, possiamo prendere come riferimento i dati relativi al peso medio dei DRG e del Case Mix (indici di valutazione delle prestazioni sanitarie erogate), confrontando i dati relativi alle prestazioni erogate nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, sia dell’ospedalità pubblica che privata accreditata, risulta che, anche se per poco, il privato accreditato ha superato il pubblico relativamente agli indici di complessità delle cure erogate. Anche ai fini dei tempi di degenza, che sono anche direttamente in relazione alla spesa sanitaria nazionale, se si considera che oggi una giornata media di degenza ospedaliera per acuti costa circa 800 euro, l’ospedalità privata accreditata si dimostra vincente se si considera che nel 2008 i tempi medi di degenza nelle strutture pubbliche è stato di 7,1 giorni contro i 5,1 del privato accreditato. Anche i cittadini che si rivolgono alle strutture accreditate dimostrano il loro apprezzamento per le cure ricevute. Infatti in uno studio svolto sui pazienti che sono stati assistiti in ambito privato accreditato, il 93,2% ha espresso un giudizio di alta soddisfazione per le cure prestate. Mentre, purtroppo non considerando i dati importanti relativi alla qualità delle cure ed il numero delle prestazioni erogate a livello nazionale, le scelte politiche ormai troppo spesso penalizzano l’attività privata accreditata imponendo limitazioni assistenziali, tagli di budget economico e limitazione dei posti letto che sono penalizzanti in primo luogo per i cittadini che, come abbiamo visto, ricevono una assistenza sanitaria di livello. Sempre più frequentemente dobbiamo prendere atto di delibere da parte delle amministrazioni regionali che limitano l’attività sanitaria in ambito privato accreditato e che riportano addirittura a sostegno dei tagli economici delle enunciazioni cliniche che sono spesso in antitesi con le linee guida sanitarie internazionali, senza che mai venga interpellata una società scientifica. Di contro, l’attività clinica e scientifica svolta dai medici delle strutture accreditate è in continuo progresso e sono nate ormai da molti anni, per le diverse branche specialistiche, delle società scientifiche a carattere nazionale. Il 18 maggio 2009 è stata fondata la Federazione Italiana delle Società Scientifiche della Ospedalità Privata Accreditata, FISOPA, che ad oggi riunisce 14 società scientifiche. La Federazione ha lo scopo di unire le società scientifiche che rappresentano le diverse specialità cliniche al fine di promuovere la ricerca clinica, ottimizzare le prestazioni per offrire un elevato livello assistenziale e terapeutico al cittadino, promuovere delle iniziative volte al riconoscimento della professionalità dei medici che lavorano nelle strutture private accreditate, avviare dei progetti di ricerca scientifica polispecialistica. Tra le finalità della FISOPA, uno degli aspetti più importanti dal punto di vista scientifico è quello di creare delle linee guida comuni e la realizzazione di nuovi protocolli clinici, avviando delle ricerche scientifiche congiunte su determinate patologie con la collaborazione di medici di diverse specialità. Proprio con la partecipazione di specialisti di diverse branche si possono effettuare ricerche cliniche multispecialistiche su nuovi farmaci e materiali chirurgici. Inoltre, la Federazione ha il compito di tutelare la professionalità dei medici che operano nelle strutture private accreditate promuovendo tutte le iniziative giuridiche e di informazione che si rendono necessarie.
Ad oggi i medici, sia dipendenti che a contratto libero professionale, che svolgono la propria attività nelle strutture accreditate a gestione privata, sono penalizzati nella carriera e nei concorsi pubblici da leggi ormai risalenti a molti decenni fa. Ancora oggi, chi lavora nelle strutture accreditate private è penalizzato dal riconoscimento giuridico ai fini concorsuali e della anzianità di servizio con solo il 25% degli anni di lavoro effettivamente svolti. Una normativa assurda che è in contrasto anche con le leggi europee e che non trova riscontro con la professionalità e qualità del lavoro svolto. Contro questa ingiusta ed anacronistica normativa, la FISOPA si adopera affinché vengano modificate le leggi vigenti e si arrivi ad una equiparazione delle carriere tra pubblico e privato accreditato. Tutte le leggi di riforma del servizio Sanitario Nazionale che negli anni sono state promulgate (Legge 23 dicembre 1978, n. 833 e Decreto del Presidente della Repubblica del 10 dicembre 1997 n. 484) hanno sempre confermato che, per i medici che lavorano nelle strutture accreditate private, deve essere considerato un trattamento diverso ai fini della carriera con il riconoscimento di solamente un quarto della anzianità maturata in un servizio continuativo. Quindi, questa legislazione penalizza i medici principalmente ai fini concorsuali, per cui un medico che ha svolto cinque anni di attività in una struttura ospedaliera privata accreditata non potrà partecipare ad un concorso per dirigente di secondo livello perché dovrà presentare una anzianità di venti anni, a differenza dei colleghi che provengono dalle strutture pubbliche cui sono sufficienti cinque anni di servizio senza che si tenga alcun conto del curriculum professionale, della attività svolta e del valore scientifico del singolo professionista. Tale normativa è particolarmente penalizzante per i giovani medici per i quali, se da una parte l’Ospedalità privata accreditata rappresenta una possibilità lavorativa importante, la legge non consentirà loro di poter giovare dei riconoscimenti carrieristici di chi lavora nel pubblico. La FISOPA si è adoperata affinché possa essere cambiata la legislazione vigente e nel dicembre 2010 è stato presentato al Senato un progetto di legge a firma del Senatore Domenico Gramazio, per l’equiparazione delle carriere.”
Ci auguriamo quindi che, nel fine principale di garantire la salute al cittadino e garantire una buona sanità, vengano sempre più considerate dalle nostre Istituzioni le realtà cliniche che sono presenti nel Servizio Sanitario Nazionale in ambito del quale la Ospedalità privata accreditata rappresenta un punto importante di riferimento”.

Mauro DimitriUltimo intervento della giornata, quello del Prof. Mauro Dimitri, Presidente del World Foundation of Urology, il quale ha colto l’occasione del Convegno promosso dall’AEREC per presentare il suo nuovo progetto denominato “Global Welfare Italia”.
L’assistenza dello Stato si realizza ripartendo le risorse attraverso il gettito fiscale tra chi ha maggiori disponibilità e chi ne ha meno. I sistemi sanitari europei, basati sulla predominanza del sistema pubblico su quello privato, hanno un’incidenza media sul Pil che oscilla tra l’8% e il 12% mentre quello statunitense pesa per il 16%. Questo vuol dire che il sistema pubblico costa meno ai cittadini, ma purtroppo questo non si verifica in Italia.”
Oggi in Italia la Sanità si basa su tre pilastri: Il Sistema sanitario nazionale che assicura l’assistenza di base a tutti i cittadini; i fondi sanitari integrativi di cui dispongono molte categorie di lavoratori; le polizze sanitarie individuali che assicurano un ulteriore livello di copertura sanitaria. I costi della sanità subiranno, a causa dell’invecchiamento della popolazione, una spesa aggiuntiva stimata nell’ordine di 30-32 miliardi all’anno fino al 2050. La spesa assistenziale pubblica e per l’indennità di accompagnamento potrebbe crescere di circa 10 miliardi di euro all’anno.”
Il sistema integrativo coinvolge circa 9 milioni di italiani: per legge, le aziende che hanno istituito i fondi sanitari pagano solo un contributo di solidarietà del 10% sul premio versato al fondo, possono dedurre il premio dal reddito d’impresa e non conteggiarlo nel calcolo della retribuzione pensionabile. Il dipendente, sulla parte di premio versata ottiene un risparmio fiscale sull’Irpef. Fondi integrativi sanitari che vedono casse aziendali e categorie di lavoratori beneficiare di ricovero presso strutture pubbliche private accreditate, di prestazioni quali visite specialistiche, accertamenti diagnostici, interventi chirurgici, cure odontoiatriche, sono ancora oggi poco diffusi e meritano di essere fortemente incentivati.”
Le assicurazioni private, attraverso le polizze sanitarie individuali, hanno invece un diverso tipo di mutualità. Le risorse vengono trasferite da chi è più fortunato (e in migliore salute) a chi viene colpito da un sinistro (o da una malattia). Inoltre parlando di Welfare in senso più ampio, devono essere considerati. Nei dati Ocse recentemente diffusi l’Italia è il paese con la più elevata spesa pensionistica sul Pil: un 14% che si confronta con il 7,2 della media Ocse, il 12,4 della Francia, l’11,4 della Germania, l’8,1 della Spagna, il 5,7 del Regno Unito. Due le esigenze da realizzare: da un lato ripristinare l’equilibrio tra vita attiva e vita non lavorativa, sbilanciato sulla seconda; dall’altro, bilanciare il finanziamento a ripartizione con lo sviluppo del pilastro privato a capitalizzazione, riducendo il cuneo sul lavoro e rendendo possibile una maggiore diversificazione degli istituti del welfare.”
Se si volesse terminare di lavorare prima della finestra anagrafica utile per il pensionamento nel pilastro pubblico, lo si potrebbe fare contando sull’erogazione della rendita privata durante gli anni che precedono il compimento del requisito minimo di età. Ad essere facilitati sarebbero inoltre i percorsi di fuoriuscita graduale dal lavoro, con il passaggio a posizioni part-time, anche prima del compimento del requisito minimo, e senza brusche cadute reddituali, visto che i minori redditi da lavoro sarebbero integrati dalla rendita privata. Ne discenderebbe un impulso positivo per scelte di pensionamento graduale, conciliando il prolungamento della vita attiva con il turnover generazionale nelle posizioni a tempo determinato. Pubblico e Privato non sarebbero quindi in alcun modo alternativi.”
Nel 2040 un terzo degli italiani avrà più di 65 anni (oggi uno su cinque) ed il 10% sarà rappresentato da una popolazione al di sopra degli 80 anni. Studi recenti stimano che, n dato preoccupante, se si considera che attualmente le pensioni dei lavoratori dipendenti .”
Un quadro come questo necessita di modifiche strutturali che non possono venire soltanto da un intervento pubblico, considerando che la spesa pensionistica copriva a fine 2008 il 14,6 % del Pil. Si propone quindi il che affronta Previdenza ed Assistenza come un binomio unico, attraverso meccanismi di osmosi tra servizio pubblico e sistema assicurativo privato co-gestito con il sistema pubblico nel quale il cittadino, lo Stato, l’assicurazione privata sono gli attori del Global Welfare. I punti connotanti del quale sono in sintesi: l’istituzione del rapporto 50/50; le assicurazioni private; la riconfigurazione delle funzioni degli ospedali; la medicina generale; l’assunzione di manager sanitari territoriali e manager di ospedali ‘certificati’; l’ottimizzazione delle risorse umane; l’omogeneizzazione del numero di prestazioni e del costo delle prestazioni erogate dalle Regioni, la riduzione delle convenzioni con strutture sanitarie esterne al SSN, la cessione dell’INPS al S.S.N delle attività assistenziali, una ‘Task Force’ della Banca d’Italia, un Dipartimento di Prevenzione e Comunicazione, un’Agenzia Sanitaria, la detassazione dell’IVA e IRAP.”
Infine, il concetto che si sta radicando lentamente nella popolazione è che l’andamento del mercato interno segua direttamente le oscillazioni e regole dell’andamento del mercato internazionale, e che anche il mercato interno non dipenda più da noi ma da un mercato globale. Il mercato interno deve essere protetto attraverso una riduzione del costo della vita e quindi aumentando il potere d’acquisto. Negli Stati Uniti, quando si vuole abbassare il costo della vita vengono corretti i parametri contributivi (il nostro Irpef) ma viene attuata anche una riduzione del costo di tutti i prodotti, riducendo la tassazione a cui sono soggetti (un esempio per tutti in Italia di questa sperequazione, il costo del carburante per autotrazione). Per questo un ritocco dell’Irpef non produce alcuna riduzione sensibile del costo della vita, ed è incomprensibile ai più.”
È necessario rafforzare il mercato interno rendendolo competitivo per il mercato internazionale attraverso una riduzione del carico fiscale e dell’IVA, mantenendo comunque alto il livello di controllo fiscale, e non attraverso l’innalzamento del carico fiscale con meccanismi retro-attivi e anticipatori. Infatti l’inasprimento e l’accanimento di entrambe le misure determinerà ulteriore motivo di tensione sociale. Inoltre, si avverte sempre più l’idea che il cittadino italiano è disciplinato da regole di politica sovra-nazionale delle quali non ha alcun riscontro reale.”
Per concludere: impegnarsi per una sanità di eccellenza, significa toccare da vicino la coscienza del cittadino. Combattere ingiustizia ed inefficienza in questo delicato e sensibile settore significa aprire la strada ad una maggiore coscienza sociale e promuovere il cambiamento. C’è bisogno quindi di fare cose che spaventano ai più, per avviare un programma quinquennale che con incessante determinazione risollevi la sanità. Ma c’è anche bisogno di Capitani Coraggiosi che portino avanti questo cambiamento, e chiedano anche con forza a questo Paese di ricostruire fin dalla Scuola i concetti di Rispetto, Impegno, Dedizione, Meritocrazia.”

Le considerazioni finali al Presidente Carpintieri, il quale ha elogiato l’indole propositiva dei relatori: “Ci lamentiamo sempre che per la sanità non ci sono fondi e non pensiamo a quante soluzioni intelligenti ci possano essere che certamente richiedono anch’esse degli investimenti ma che possono portare a risultati superiori ai fondi investiti. La mia impressione è che oggi, in questo convegno, di soluzioni ne siano state proposte diverse, tutte ugualmente valide. Il mio augurio è che questo nostro, seppure piccolo, contributo serva alla sanità per fare un passo avanti.”


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